sabato 30 aprile 2011

Adam Resurrected

Ci sono tantissimi films sull'olocausto, tutti più o meno toccanti, Adam Resurrected diretto da Schrader, dimostra di essere una pellicola che va aldilà delle facili emozioni, protagonista un grandissimo Jeff Goldblum (sapevo fosse bravo, ma così bravo neanche lo immaginavo) che da solo VALE la visione del film, un ebreo un tempo e soprattutto prima della guerra faceva il cabaret, una volta scoppiato il secondo conflitto mondiale viene portato nel campo di concentramento e costretto a vivere e a comportarsi come un cane da un ufficiale nazista, cosa che gli causerà non pochi traumi, soprattutto quando vede la moglie e la figlia andare nella camera a gas ed è costretto a suonare il violino, scena tra le più terrificanti mai viste.
Adam Resurrected è un film crudo, spietato, che non lascia spazio alle facili emozioni, ma fa riflettere sulla natura umana, e sull'abominio che riduce gli esseri umani, ad animali, succubi, terrorizzati - agghiacciante quando Adam viene costretto a mangiare il boccone del cane - talmente sottomessi da non riuscire nemmeno a urlare, facendoli sentire come fossero in gabbia, senza una via d'uscita.
Dopo la guerra, Adam viene portato in un ospedale psichiatrico dove vi trova un bambino che si comporta come un cane, abbaia, è aggressivo, sapendo della sua esperienza, Adam cerca in tutti i modi di fare superare il trauma al bambino, e questo lo aiuterà non poco, anzi moltissimo, perchè grazie a quel bambino e grazie a lui, riusciranno a gardarsi come fossero in uno specchio, nel profondo del loro trauma che è praticamente identico riuscendo a superarlo, Adam aiuterà quel bambino molto meglio di come farebbe un medico, e facendo questo guarisce se stesso.
Grandissimo film, grandissimi Jeff Goldblum e Willem Dafoe, che nel ruolo dell'aguzzino nazista farebbe terrorizzare chiunque, riesce ad essere spietato e crudele come fosse una trasfigurazione del personaggio, ma Jeff Goldblum merita per questa interpretazione una standing ovation, nonostante il trucco che lo rende quasi irriconoscibile, consigliatissimo.

martedì 19 aprile 2011

Somewhere

Guardando Somewhere, si ha l'impressione di assistere a un opera incompiuta, stanca, priva di pathos, ma soprattutto priva di una storia accattivante che regga, o che crei delle emozioni, nulla, non c'è assolutamente nulla in Somewhere, che sembra un film senza nè capo e nè coda, e soprattutto senza dare anima ai personaggi che stanno lì a cazzeggiare tutto il giorno, sia il padre che la figlia, credetemi per tutta la durata del film ho avuto l'impressione che sarebbe stato perfetto per combattere l'insonnia, ma a Sofia Coppola, cosa le è preso? Dove è l'emozione delle sue vergini suicide? Dov'è la leggerezza di lost in traslation? Con questo film sembra indecisa su quale storia raccontare, e soprattutto come raccontarla, si ha l'impressione che la vita intorno ai personaggi scorra vuota, apatica...mah...
Vorrei solo sperare che sia un piccolo passo falso, e incrocio le dita per vedere un opera interessante diretta da Sofia, priva anche di personaggi televisivi italiani buttati lì a caso tanto per sottolineare l'aspetto "professionale" del protagonista, attore di successo che passa il tempo in mezzo a ballerine di lap dance, coricato a letto sempre a dormire, oppure a giocare con la figlia...mi chiedo perchè non sottolineare maggiormente la storia di questo personaggio, lo spettatore si chiede, ma chi è? Qual'è la sua storia, la sua vita, e il rapporto con la figlia, si vuole sapere un po' di roba, e invece non si riesce a sapere nulla di tutto questo, peccato, perchè proprio da questo film mi aspettavo tanto.
In Conclusione, un opera modesta priva d'anima e di emozioni, che non aggiunge nulla alla carriera di Sofia Coppola, possiamo definirlo il suo primo capitombolo cinematografico se vogliamo essere pignoli, speriamo che si riprenda presto.

domenica 17 aprile 2011

Il Grinta

Tornano i fratelli Coen, con un film che potei definire un titolo interessante, una riflessione sulla natura della vendetta, e della vita, la struggente parabola di una ragazzina, che tenta di far giustizia cercando il colpevole dell'omicidio di suo padre, nelle mani dei Coen diventa la metafora del cammino della vita, verso esperienze che fanno crescere, prima del tempo, nonostante ciò, i fratelli Coen non rinunciano al loro tocco, e dirigono una pellicola che è piuttosto lontana dalle commedie che sono uscite prima di questo film, ritroviamo Jeff Bridge, già visto nello splendido il grande Lebowsky, qui nel ruolo de il grinta, che è come una figura paterna per questa ragazzina coraggiosa, un film maturo,  intelligente, drammatico, privo di facili lacrimoni, ma anzi concreto, forte, deciso, un ottima pellicola che conferma lo straordinario talento di questi due autori cinematografici che definirei sorprendenti, bravissimi tutti gli attori, in particolare la bambina, che trova ne il grinta una figura semipaterna, Jeff Bridge dopo la deludente prova con cui ha vinto l'oscar ritorna con un ruolo smagliante, privo di sfaccettature, ma verace, sincero, e la sua bravura è evidente, e così i Coen si cimentano col western alla loro maniera, e ne esce un piccolo gioiellino da non perdere assolutamente, anche perchè è una delle migliori pellicole dell'anno.
Il film che ha il suo forte nel rapporto tra la bimba che vuole vendetta e il grinta gioca tutto sulla ricerca del colpevole, e qui si mescolano i generi, come fanno sempre i Coen, qui soprattutto tra il western e il giallo, sorpendendo e incantando.

venerdì 8 aprile 2011

I Ragazzi stanno bene

Cosa succede a una famiglia di due lesbiche i figli cercano il loro rispettivo padre? E' quello che succede ai ragazzi del film diretto da Lisa Cholodenko, I ragazzi stanno bene, dove troviamo due strepitose Annette Bening e Julianne Moore (finalmente un ruolo intelligente dopo alcuni film sottotono) che si trovano nel bel mezzo di un compromesso quando i rispettivi figli cercano l'uomo che ha donato il seme alle loro madri, si sono una famiglia perfetta finchè non arriva Paul, il terzo incomodo, all'inizio le cose sembrano andare per il verso giusto, Paul si affezziona ai ragazzi, ed ENTRA per così dire nel nucleo familiare, ma le cose si trasformano mettendo in discussione il rapporto lesbico, nasce una simpatia tra Jules e Paul, e insieme fanno l'amore, le cose si complicano ulteriormente quando a rimetterci sono i figli, e naturalmente Nic (una bravissima Annette Bening), se i ragazzi volevano conoscere il rispettivo padre per avere un rapporto con lui, si sentono traditi del fatto che si sia intromesso nella vita della famiglia credendo di sconvolgerla, le cose si rimetteranno apposto? Non vi resta che guardare il film.
Una commedia piacevole, mai irritante, priva di lacrimoni, che racconta sentimenti con intelligenza e ironia, una storia su una famiglia ante litteram ma che fa riflettere sull'amore e sulla vita, non tutto è come sembra all'inizio, le vie di fuga sono un modo per cementare un rapporto, e la Bening e la Moore sono talmente naturali che sembra non stiano recitando, la regia di Lisa Cholodenko è delicata e sembra che prenda le mani degli spettatori per far conoscere questa storia in modo da innamorarsene senza inutili pregiudizi, anzi ti convinci che sia la cosa + normale del mondo, e infatti lo è, infondo si tratta di amore.

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