martedì 26 maggio 2009

L'avventura

L'avventura di Antonioni è il primo capitolo della trilogia esistenziale e dell'incomunicabilità, un flm sorprendente, in cui non tutto è come sembra.
In scena abbiamo Sandro e Anna, che stanno insieme, ma il loro rapporto ormai è al capolinea, decidono di fare una gita insieme a Claudia (un ottima Monica Vitti) una loro amica, va tutto bene finchè Anna non sparisce senza lasciare traccia.
Il film si concentra tutto sui rapporti umani ed esistenziali, sul rimorso, sul senso di colpa per i sentimenti provati, visto che Sandro era il ragazzo di Anna, il tutto ambientato in una Noto da Cartolina fotografata in bianco e nero da Aldo Scavarda.
Il film si divide in due parti, il prima e il dopo la sparizione di Anna, Antonioni, sottolinea lo stato d'animo dei suoi protagonisti, i loro sentimenti, i loro segreti e le loro bugie, la loro difficoltà a comunicare, a esprimere cio' che hanno dentro, ben presto la sparizione di Anna diventa di poca importanza per concentrarsi sulla nuova coppia di amanti, Sandro e Claudia, quasi come se l'evento abbia segnato una catarsi sui loro sentimenti, bellissima la scena finale in cui Claudia si accorge che nella storia con Sandro sarà ugualmente infelice come lo era Anna, quando lo trova abbracciato a una prostituta, poi la difficoltà a non andare avanti nonostante il dolore, di essere stata tradita, sottolineata dalla mano tremante di Claudia che tenta di ricucire il rapporto, ma la rabbia e la gelosia hanno il sopravvento, fino ad un certo punto...
Curiosità, il film ha partecipato a Cannes con La Dolce Vita di Fellini, vincendo però il premio della giuria, poco fa ho letto che dal pubblico è stato fischiato, e la cosa sinceramente mi ha sorpreso dato che il film mi è piaciuto moltissimo.
Ve lo consiglio vivamente.



sabato 23 maggio 2009

La voce della luna


Fellini, nella sua opera di congedo, ci dona forse il suo film ricco di suggestioni fiabesche e lunatiche, in scena due personaggi un maestro di scuola interpretato da uno straordinario Benigni (una delle sue migliori interpretazioni dopo quella de la vita è bella) con un altrettanto bravo Paolo Villaggio che qui si allontana dal famoso personaggio che gli ha dato la notorietà Fantozzi.
Il film onirico e surreale ricorda moltissimo i primi film con il quale Fellini è diventato famoso, ho apprezzato soprattutto la magia di questo film che reputo il migliore tra gli ultimi diretti dal grande maestro di Rimini, la cosa che mi sconcerta è che ricordo alla sua uscita non ebbe buone recensioni, ieri sera vedendolo ne rimasi incantata, quasi come se questo film fosse il testamento spirituale di un autore che ha saputo donare capolavori immortali come La Dolce vita e otto e mezzo, questo film si differenzia da quelli diretti da Fellini in diverse cose, la malinconia, la speranza e soprattutto l'innocenza, grandissima la colonna sonora di Piovani, che spero di trovare perchè è molto commovente, Fellini stesso disse dopo aver diretto questo film "Ho ancora molto da dire" peccato che non ci è riuscito in tempo.
Il maestro di scuola crede di vedere il futuro nel pozzo e di ascoltare la voce della luna, mentre il prefetto Gonnella vede complotti dappertutto, il film mostra una serie di situazioni grottesche e paradossali in cui diversi personaggi come Marisa che diventa una locomotiva quando fa l'amore e Gonnella che balla il valzer con la ducessa fermando una massa di giovani che balla sulle note di The way you make me feel di Michael Jackson sono da antologia, comiche, esilaranti in una parola grottesche, ma che fungono benissimo alla storia.
Poi naturalmente c'è l'italia degli anni ottanta Berlusconizzata, di cui Fellini ha fatto sempre una aspra critica soprattutto nelle sue ultime pellicole, un italia boccaccesca, che vuole apparire, che vuole essere qualcuno anche a costo di fare la figura dell'imbranato pur di apparire in tv, la tv, l'esoterismo, la magia, l'occulto, il reale, il sogno si fondono in un film che colpisce al cuore ma soprattutto ti da la malinconia di vecchi film anni cinquanta di un italia che ormai non esiste più.
CAPOLAVORO.

giovedì 21 maggio 2009

Buñuel e l'infanzia

Mesi fa ho visto i figli della violenza di Luis Bunuel, un film che mi ha colpito innanzitutto per la differenza di stile tra i 400 colpi di François Truffaut e Sciuscià di De Sica, ma soprattutto per il mondo in cui questi ragazzi vivono ai margini della società e dimenticati dal mondo cosidetto civilizzato, protagonisti due ragazzi Jaibo, il vero duro che non esita ad usare violenza con i più deboli, e Pedro, che nonostante Jaibo, che è il leader di quella banda di teppistelli vuole uscirne fuori ma non ce la fa, non ce la fa perchè primo il suo destino per la gente che gli vive accanto compresa la madre (incapace di guardare dentro suo figlio) è segnato, secondo anche il mondo in cui vive non gli da scampo...
Se De Sica (uno dei padri del neorealismo italiano) da una luce di speranza al suo film, Bunuel è molto più duro, molto più polemico, alcune scene ricordano molto Sciuscià anche se Bunuel il neorealismo non l'ha mai toccato ma anzi è il surrealismo la chiave psicanalitica per interpretare e comprendere un film che è un vero pugno nello stomaco per lo spettatore.
Un film di cui è impossibile non provare emozioni, soprattutto è impossibile non provare pena per quei ragazzi la cui infanzia è stata negata e soprattutto per quei bambini che non sanno cosa voglia dire giocare con un trenino, poco fa ho letto una recensione al film e devo dire che in molti punti mi sono trovata d'accordissimo.
E' proprio questo il destino di chi nasce senza una figura di riferimento che li guidi nella vita? La chiave di questo grande film sta nel surrealismo? Perchè no? Infondo molte scene oniriche sono presenti e la filmografia di Bunuel è ricchissima di rimandi e di citazioni surrealistiche, i figli della violenza non fa eccezzione, nonostante ciò mi sono stupita di leggere che questo film non ha avuto successo quando uscì al cinema, forse perchè siamo abituati a film che danno messaggi di speranza e buoni sentimenti? Secondo me è proprio questo realismo che definirei assoluto la chiave per apprezzare veramente i figli della violenza, un film che mostra come l'infanzia negata non lasci spazio all'animo di un bambino che ha solo voglia di riscattarsi e di tornare ad essere tale, ma in un mondo dove non esiste l'infanzia, come si può imparare a giocare?

Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri

Once Were Warriors è un film che mostra, senza peli sulla lingua, quanta forza devono avere le donne nella vita matrimoniale, lo stile registico di Lee Tamahori è spietato, soprattutto quando decide di mettere in scena il rapporto conflittuale che Bess a con suo marito Jake, un uomo che gli amici chiamano la furia perchè si incazza sempre per qualsiasi motivo e distrugge tutto ciò che ha davanti.
Bess proviene da una nobile famiglia Maori, e per amore di Jake ha piantato tutto e lo ha sposato, nonostante le difficoltà cerca di tenere unita la sua famiglia, anche se Jake nel frattempo ha perso il lavoro, un figlio se ne è andato via di casa, e un altro figlio è stato affidato ad un istituto perchè la famiglia non può mantenerlo.
Bess deve subire le angherie e i soprusi di Jake che passa il suo tempo a bere come una spugna birra con i suoi amici al bar non interessandosi della sua famiglia e dei suoi figli come fa Bess, quando Grace l'unica femmina viene violentata dallo zio tutto precipita, la ragazza che amava scrivere storie sul suo quaderno e dividere i suoi pensieri con l'unico amico che aveva cambia da un giorno all'altro, quando ritorna a casa suo padre per poco non la pesta a sangue perchè non ha salutato lo "zio", vedendo questo la ragazza si impicca su un albero, le urla strazianti di Bess quando scopre il corpo senza vita di Grace appeso all'albero fanno venire la pelle d'oca (questa scena è il motivo per cui questo film DEVE ESSERE VISTO) Bess comincia ad aprire gli occhi e si ribella al marito riunisce la sua famiglia e seppellisce Grace tornando a casa sua, dalla sua gente, nel dolore più grande comprende che anche lei a suo modo non è stata vicino ai suoi figli.
Grandissima Rena Owen nel ruolo di Bess che ricorda molto l'Alain Delon, nel Viscontiano rocco e i suoi fratelli anche Temuera Morrison nel ruolo di suo marito Jake non è niente male, un grandissimo film che ha aperto la strada di Lee Tamahori verso hollywood, anche se le sue opere dopo questo film non sono all'altezza almeno quelle che ho visto
In Conclusione un film da collezionare e vedere e rivedere per scoprire il grande ruolo delle donne nella famiglia, forse anche per riflettere, sulla loro forza interiore e sul coraggio.



mercoledì 20 maggio 2009

Old Boy

Avvolte gli orientali fanno delle grandi opere, in cui ci sono scene di battaglie, samurai, guerrieri valorosi e via dicendo, altre volte fanno piccoli grandi film, di quelli che lasciano il segno, Old Boy fa parte di questa categoria, nonostante la violenza e la scena raccapricciante di quando il nostro protagonista mangia un polipo vivo (che ammetto non sono riuscita a vedere tutta) Park Chan-wook, dirige un film la cui musica straordinaria si mescola alle scene di violenza, mai gratuita anzi funzionale con la storia Choi Min-sik è lo straordinario protagonista che si vede rinchiuso in una cella per ben quindici anni, apparentemente senza nessun motivo, proprio quando è dentro la cella la moglie viene trovata uccisa e la figlia è sparita, appena esce va a cercare i suoi sequestratori che nel frattempo hanno attualizzato una specie di gioco al massacro con lui per vendicarsi di un torto subito, proprio nei giorni della sua liberazione verrà a conoscenza di terribili verità da lui commesse inconsapevolmente.
Park Chan-wook ribalta i ruoli, mescola le carte, nel più avvincente thriller uscito in questi anni, un grandissimo film che ha oltrepassato i confini orientali grazie all'uscita di Kill Bill di Tarantino, che quando era presidente di giuria a Cannes ha detto che era il genere di film che gli sarebbe piaciuto fare...
Io sono rimasta incantata dalla straordinaria colonna sonora oltre dal magico script in cui nulla è lasciato al caso e rapisce lo spettatore dall'inizio alla fine, la migliore scena è ovviamente lo scontro finale dove c'è un altra scena raccapricciante che non vi racconto perchè è tutto un programma.
Tenete d'occhio Park Chan-wook, è un autore che sicuramente farà molta strada




La fabrica dei sogni presente su film al cinema

Lo ammetto, è stata una sorpresa, oggi girando in rete ho visto qualche mia recensione e anche qualche articolo su questo sito, e ne sono rimasta entusiasta, la fabrica è un piccolo blog di una appassionata di cinema, quale sono io, ed è proprio questa passione che ha convinto e che naturalmente attira le persone, molte volte scrivo gli articoli con il cuore, avvolte ci metto anche le emozioni, e la sorpresa, di vedermi pubblicata altrove è stata grandissima, ringrazio quindi http://www.filmalcinema.com/ seguiteci spesso perchè questa estate ci saranno grandissime sorprese, un ringraziamento speciale va anche al blog http://400sognidigrandecinema.blogspot.com/ senza il quale non avrei scoperto Bunuel, Godard, etc...
GRAZIE MILLE!!!!

domenica 17 maggio 2009

Ladri di Biciclette

Un capolavoro, una pietra miliare nella storia del cinema e soprattutto per il neorealismo, l'onda delle pellicole che raccontavano l'italia del dopoguerra, De Sica dirige un opera fortemente emotiva, in cui non c'è giustizia per chi è povero.
Interpretato da attori non professionisti per sottolineare la realtà della vita ma soprattutto la povertà degli italiani che dovevano fare i conti con la vita dopo la guerra, De Sica riesce benissimo a dirigere ladri di biciclette come se fosse una sinfonia, l'opera risulta talmente vera che colpisce al cuore alla prima visione e non riesci a staccare gli occhi dallo schermo.
Il film narra la storia di un uomo onesto che vende le lenzuola per riscattare la bicicletta, che gli serve per andare a lavorare, non ha nulla, neanche il becco di un quattrino, ma solo quella bicicletta che gli consente di svolgere il suo dovere per dare da mangiare alla sua famiglia, tutti gli guardano la bicicletta, che gli verrà rubata il primo giorno di lavoro da un ragazzino, che lui tenta invano di raggiungere per farsi restituire quella bicicletta perchè rischia di perdere il posto di lavoro (a quei tempi era dura tenerselo ben stretto), qui De sica è bravissimo a sottolineare la crudeltà e l'egoismo dell'essere umano, nessuno aiuta quel pover uomo, che con suo figlio accanto cerca invano la sua bicicletta, una volta raggiunto viene allontanato da tutti anche dal "boss" del quartiere, nemmeno il poliziotto mandato dal bambino lo aiuta, tutti credono alla versione del ladro, così non gli resta che compiere un gesto che per lui è umiliante visto che è onesto, ruba egli stesso una bici, ma lo fa per la disperazione di perdere quel posto di lavoro e soprattutto la sua dignità.
Nel finale che reputo uno dei più commoventi della storia del cinema verrà umiliato da quelle stesse persone che non lo avevano aiutato quando ha subito il furto della bicicletta davanti a suo figlio, che piangendo gli tira la giacca per allontanarlo da quella gente, alla fine se ne va solo nella totale disperazione con accanto suo figlio che gli da la mano in segno di conforto in una scena emotivamente forte che non piangere è impossibile


venerdì 15 maggio 2009

Il Laureato

Il laureato è un film che ha fatto epoca ma soprattutto ha anticipato il '68 e la sua rivoluzione;
Un capolavoro che nonostante il passare del tempo (42 anni suonati dalla sua uscita), le sue tematiche risultano assai attuali ancora oggi.
In scena abbiamo Benjamin Braddock, interpretato dall'allora emergente Dustin Hoffman, un giovane appena laureato e in cerca del posto fisso che passa le sue giornate tra l'ozio e la noia, inizia una relazione clandestina con un amica di famiglia, la signora Robinson, moglie borghese annoiata, in cerca di un po' di svago, ben presto Benjamin si accorge che in quel mondo borghese, noioso e superficiale lui non si riconosce ma soprattutto non si vede...
I genitori di lui sono totalmente assenti e incapaci di vedere il dramma vissuto dal figlio, che nel frattempo si innamora di Elaine Robinson figlia della donna con cui va a letto e le cose si complicano ulteriormente, Ben si trova al centro di un triangolo in cui cerca in tutti i modi di sfuggire, il rapporto tra i due amanti clandestini viene messo in crisi da questa storia tra i due giovani, che rappresenta la sveglia con cui Ben apre finalmente gli occhi e si affaccia alla vita.
Una ribellione verso le convenzioni sociali e la borghesia che imprigiona i sentimenti con i suoi rituali e guarda non all'animo umano ma solo agli interessi, al posto fisso e a un sostanziale conto in banca, se Mrs Robinson rappresenta il vecchio mondo, Elaine che è giovane come Ben rappresenta la ribellione e la rivoluzione, due mondi così scostanti non possono respirare insieme infondo.
Magistrale Anne Bancroft che in questo ruolo ne rimarrà imprigionata suo malgrado, grandissimo Dustin Hoffman che con il ruolo di Ben diventa un divo, ma una mensione speciale la merita la colonna sonora leggendaria di Simon e Garfunkel Mike Nichols dirige un film epocale, pungente e provocatorio vincendo l'oscar per la regia e questo è solo il suo secondo lungometraggio, che è entrato di diritto nei capolavori mondiali della storia del cinema.


giovedì 14 maggio 2009

Brivido nella notte

Un brillante esordio alla regia di Clint Eastwood, che qui nella sua opera prima dirige un giallo a tinte forti che è stato scopiazzato negli anni ottanta con attrazione fatale.
In scena un deejay, la cui vita viene sconvolta da un ammiratrice schizoide con cui passa la notte ma non ne vuole sapere di essere messa da parte, Eastwood sceglie la strada dell'inquietudine per raccontare la sua storia che inizia con l'ebbrezza di un avventura passinale per poi trasformarsi in un incubo di cui solo in apparenza non si può uscire.
Vedendo questo film ieri sera mi accorsi come sia stato curato nei minimi particolari, la colonna sonora è meravigliosa, tra cui spicca the first time ever i saw your face di Roberta Flack che fa da sottofondo alla scena più bella e romantica del film,quella d'amore, brivido e suspance sono garantiti, si vede che ha imparato molto dagli autori con i quali a lavorato, si vede già il clint touch come lo chiamo io, che sarà il marchio di fabbrica dei suoi capolavori quali i ponti di madison county, Mystic River, Gli spietati ma soprattutto Potere assoluto, anche se si nota un certo manierismo sottile ma di certo non infastidisce anzi incolla allo schermo lo spettatore si respira moltissimo l'atmosfera hitchcockiana del film, di certo ne sono rimasta entusiasta, è un ottimo film dopotutto.
Anche Clint è bravissimo in questo ruolo, da notare il regista Don Siegel grande amico di Clint nel ruolo del barista


Io e Annie

Un film che ha fatto epoca, non solo per le scene comiche, (da antologia quella del cartone animato fatta dallo stesso disegnatore di Mr. Magoo) ma anche per il rapporto problematico di una coppia lei proviene da una famiglia benestante ma antisemita, e si innamore di Alvy che è un ebreo, tutti e due sono problematici nevrotici e con diverse aspirazioni e desideri ma soprattutto non possono fare a meno dell'analista...
Un film che è un omaggio a Diane Keaton vero nome Diane Hall che allora era la compagna di Woody Allen, tra sorrisi e citazioni cinematografiche ci regala la love story più nevrotica e incasinata della storia del cinema anzi la più complicata direi...
In un flashback troviamo la nostra coppia e vediamo l'inizio della loro tenera love story, tra battute sarcastiche (vedi la cena con le rispettive famiglie) e scene ironiche sul modo di pensare di ognuno di loro, non manca il grande amore di Allen per il cinema di Ingmar Bergman vero e proprio mentore e avvolte punto di riferimento di Allen presente come un ombra in tutta la sua filmografia, qui vanno a vedere sussurri e grida ma la pellicola è iniziata e devono fare la fila, allora c'è il tizio che parla di fellini e racconta praticamente tutto un film che loro non hanno visto in una scena che è tra le più comiche del film.
In coclusione, una pellicola divertente e ironica sul difficile rapporto tra due persone lunatiche e problematiche ma anche divertentissime.

The Truman Show

The truman Show è uno degli ultimi capolavori del secolo scorso, diretto da un Peter Weir in stato di grazia è la storia di Truman Burbank interpretato da un magistrale Jim Carrey che finalmente passa al cinema serio che inconsapevolmente non sa che la sua vita è uno show tv seguito da milioni di persone in tutto il mondo sin da quando era appena nato...come una lunghissima soap senza un copione preciso e qui Peter Weir ne fa una geniale metafora sulla vita e sulla natura del genere umano talmente teledipendente da oltrepassare ogni limite facendo della vita di un essere umano uno show...
La cosa che più stupisce di questo film, è il comportamento di chi sta accanto a Truman, sono consapevolmente attori che interpretano una parte, ognuno ha un ruolo preciso e lo recita, quando finalmente capisce che qualcosa non torna, guardandosi intorno si chiede chi sia veramente sincero con lui e chi recita, il suo è un risveglio quasi traumatico dopo aver visto un lampione cadere dal cielo comincia a farsi domande sulla vita e ad avere ricordi d'infanzia come quando voleva fare l'esploratore o anche quando voleva superare la spiaggia e il padre lo prendeva in braccio...
In realtà tutti recitano con Truman, nessuno è sincero, lo usano soltanto per lo show, costruendo una vita e un mondo che non esiste, e in questo ho sempre visto l'ombra di un grande fratello nel film che ha anticipato i reality show tanto in voga in questi anni.
Il merito del successo del film è della regia provocatoria di Weir e anche della recitazione di Jim Carrey per la prima volta in un ruolo drammatico in cui da il meglio di se e non eccede mai nell'interpretare Truman, anzi, Truman è tutti noi messi insieme, tutte le sue certezze si sgretolano quando entra nell'agenzia di assicurazioni vedendo uno sudio di registrazione e un membro dello staff registico che dice agli attori come muoversi, allora tenta in tutti i modi di scappare da quel piccolo grande mondo mediatico che lo ha intrappolato, intorno a lui non c'è niente di vero è tutto falso, come è falso il suo matrimonio con un infermiera interpretata da Laura Linney, grandissima la scena del litigio, ma ancora più grande quando lui riesce a scappare e si accorge che il mare tocca il cielo, e lui lo tocca con le sue mani prendendolo a pugni per cercare di scappare.
CAPOLAVORO.


giovedì 7 maggio 2009

Veronika Voss

Ammetto che è il primissimo film che vedo per intero diretto da Fassbinder, devo dire che mi ha sorpresa sotto diversi punti di vista, in primis racchiude il fascino di pellicole della grande hollywood, curatissimo nei particolari come le scenografie e i costumi e naturalmente l'ambientazione.
Veronika Voss è un attrice che negli anni della seconda guerra mondiale era una diva, finita la guerra è finito anche il successo e ora si ritrova vittima di una psichiatra che la tiene rinchiusa in ospedale con una cura a base di morfina e psicofarmaci.
Fassbinder ci dona il suo personale viale del tramonto tedesco, se nel capolavoro di Wilder l'attrice dimenticata passava dal muto al sonoro Veronika passa tra il cinema classico al cinema moderno, (non si contano gli omaggi alla nouvelle vague) il film è come una lunga ballata di morte che non concede redenzione, già sin dai titoli di testa lo spettatore assiste alla proiezione di un film con protagonista Veronika dopo un po' esce in preda a una crisi di nervi, sulla strada incontra un giornalista che si innamora di lei, proprio con questo incontro, nasce un rapporto di continue bugie e illusioni di un futuro contratto per girare un film che non arriverà mai.
Il film uscì nei primissimi anni ottanta ma gli omaggi alle atmosfere melò e soprattutto al grande cinema ne fanno un opera interessante e coinvolgente, inoltre il film fa parte di una tetralogia di cui è l'ultimo capitolo mi sembra dedicata a delle figure femminili, cercherò di recuperare gli altri film della serie e magari raccontandoveli in diretta, grandissima l'attrice protagonista Rosel Zech, che sa essere naturale in un ruolo complesso.
La colonna sonora mescola classicità e canzonette americane dei primi anni cinquanta.
La fotografia passa dal bianco e nero notturno alla luce accecante dell'ospedale psichiatrico dove è rinchiusa la nostra protagonista, quasi come se il film attraversa diversi mondi e diverse situazioni.
Il montaggio alternato con la lunga carrellata iniziale è da antologia.
In conclusione, un affascinante viaggio nel cinema al cinema, che attraversa il lato oscuro dell'anima e di un sogno di illusione ormai lontano.




sabato 2 maggio 2009

Happy Together

Non sempre l'amore accetta ciò che ci aspettiamo da lui, è quello che prova La Yu-Fai (Tony Leung) che intraprende un viaggio in argentina per cambiare vita...
Più che una storia d'amore sembra la fine di un amore, Kar-Wai fotografa i due protagonisti mescolando colori e bianco e nero, luci e ombre, felicità e tristezza, quasi come fosse un quadro in cui attraverso la fotografia lo spettatore assiste ai sentimenti ormai terminati dei due protagonisti, si ha l'impressione che le immagini prendano il sopravvento nella narrazione della vicenda, forse lo rendono un po' pesante, quasi come se il regista fotografasse la vita dei loro protagonisti per spiattellarla sullo schermo cinematografico, ma non si può negare il fascino con cui egli fotografa il suo film, che sia originale? Perchè no...
Il film resta un opera straordinaria dal punto di vista registico, ma appare soffocato per quanto riguarda i personaggi e la loro storia...ma soprattutto non lascia spazio ai sentimenti, che sia forse questo il suo grande pregio? Infondo parla della fine di un amore, non di certo di una storia d'amore...
Il rapporto conflittuale tra La Yu-Fai e Ho Po-Wing è destinato a fallire, dopo una serie di lascia e piglia alla fine il primo abbandona l'altro dopo che ha scoperto che un altro uomo lo amava, ma sarà troppo tardi per ricominciare daccapo?
L'Happy Together del titolo, non sarà una metafora di un sogno che non si realizzerà mai? Il film termina proprio con questa canzone...nella solitudine di La Yu-Fai, è questa la felicità alla fine?
Consigliato se amate Wong Kar-Wai


Vaghe stelle dell'orsa

E' il film più oscuro diretto da Luchino Visconti, che qui ci prende per mano accompagnandoci verso gli oscuri segreti di una famiglia "per bene" dell'alta borghesia di Viterbo.
L'incipt apparentemente sembra non avere collegamento con l'intera storia, assistiamo a un party esclusivo che Sandra e suo marito Andrew stanno dando a casa loro, per poi addentrarci nell'oscurità...Sandra interpretata da una rigogliosa Claudia Cardinale, torna nella sua città natale in occasione di una cerimonia dedicata a suo padre un ebreo morto in un campo di sterminio durante la seconda guerra mondiale, il suo ritorno sembra quello di una donna che deve fare i conti più che con i suoi fantasmi con i suoi demoni interiori, certe porte in quella splendida ma tetra magione devono rimanere chiuse, serrate, in modo da non permettere agli estranei di carpirne i misteri...
Ma non è tutto, con l'arrivo di Gianni (interpretato da Jean Sorel, già visto in bella di Giorno di Bunuel) che con Sandra, sua sorella ha un rapporto morboso le cose sembrano peggiorare ulteriormente, il giovane confessa all'amata sorella di aver scritto un libro autobiografico in cui ricorda il rapporto incestuoso con la sorella...
Un film inquietante, oscuro, misterioso, ma ugualmente affascinante, Visconti abbandona un altra volta i suoi drammi in costume per raccontare quello che sembra essere l'incubo ad occhi aperti di una famiglia per bene, e lo fa affidando la parte principale alla sua attrice feticcio Claudia Cardinale, che insieme a Sorel (attore dal volto pulito, qui credibilissimo e inquietante) sono il perno del film, che sembrano attraversare un loro inferno personale, in cui non possono più uscire...ispirazione da Bunuel? Critica sociale verso la borghesia? Perchè no, infondo, la mostruosità si nasconde nelle case pulite e rassicuranti, e tutta la scenografia che trovo più inquietante dell'asettico arredamento del mio film horror preferito Shining, ogni, oggetto, ogni elemento sembra messo apposta per una discesa agli inferi...per espiare un segreto taciuto, e lo spettatore di tutto cio' è Andrew marito di Sandra, che scoprirà la vera natura della moglie che fino a quel momento credeva di conoscere...
Magistrale.







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