martedì 27 gennaio 2009

Bande a part - di Jean-Luc Godard

«Ora potremmo aprire una parentesi sui sentimenti di Odile, Franz e di Arthur...ma è tutto così chiaro! E allora chiudiamo la parentesi e facciamo parlare le immagini. »
Inizia così una delle pietre miliari della Nouvelle Vague, il film che è stato fonte ispiratore di registi come Bernardo Bertolucci per The Dreamers e Quentin Tarantino per Pulp Fiction (vedi la scena del ballo tra John Travolta e Uma Thurman, ma soprattutto fate attenzione all'inizio, quando i protagonisti parlano in macchina) ed ha ispirato il nome per la sua casa di produzione A band a part.
Il film è la storia di due ragazzi Franz e Arthur che a un corso d'inglese fanno conoscenza con una ragazza Odile (Anna Karina, l'allora moglie di Godard) Godard mette in scena il classico triangolo sentimentale, ma questa volta è velato di noir, perchè Odile dice loro che la zia nasconde dei soldi nell'armadio e convincono la ragazza a partecipare al colpo, ma non tutto fila liscio come dovrebbe, Godard mette in luce sin dall'inizio con le parole che vi ho descritto i sentimenti che vengono nascosti dalle reali intenzioni dei protagonisti, il tutto viene descritto prima e dopo il furto, dall'effervescente spensieratezza dell'incontro, al ballo al locale, alla corsa al museo del louvre, fino alla corsa per nascondersi dopo che il furto ha avuto luogo, Godard sceglie la strada del dramma come se i suoi protagonisti stessero facendo una discesa agli inferi senza possibilità di salvezza, la genialità della pellicola sta nel crescendo di tensione che anticipa il cinema di Scorsese e di tanti autori che con la Nouvelle vague hanno tratto ispirazione per la loro carriera.
Il tutto giocato tra la causa e l'effetto, alla fine quello stesso furto non darà la felicità che si aspettano...
A differenza di Jules e Jim dove a prevalere erano i sentimenti di una storia d'amore, qui a prevalere è l'avidità di un gioco che all'inizio unisce il trio ma alla fine li separa, non c'è possibilità di salvezza nè di redenzione.
Pellicola pessimistica ma di gran fascino nonostante siano passati più di quarant'anni dalla realizzazione, in italia non è mai uscito, si trova sottotitolato ed è una fortuna possederlo e collezionarlo.
CAPOLAVORO.


Moulin Rouge - di Baz Luhrmann

Trama
Il poeta Bohemienne Christian arriva a parigi con l'intenzione di diventare un poeta famoso, così si trasferisce nel quartiere degli artisti di Montmatre, dove gli abitanti frequentano il moulin rouge, un locale dove le ballerine concedono favori in cambio di un po' di notorietà, qui si innamora di Satine, cortigiana contesa con un perfido duca che vuole i suoi favori in cambio di farla diventare una stella del teatro.

Commento
Moulin Rouge è il miglior film di Buz Luhrmann, colorato, geniale, originale, visionario, ricco di suggestioni stilistiche, ricco di citazioni cinematografiche e liriche che vanno a metà tra l'angelo azzurro e la traviata, Nicole Kidman è a dir poco straordinaria, la sua Satine malata di tubercolosi è una donna forte passionale, struggente, altrattanto straordinario Ewan McGregor nei panni di Christian, la love story a suon di musica che ha segnato l'inizio del terzo millennio ma che è già entrata nella storia del cinema.
Baz Luhrmann fa rinascere il musical, genere quasi dimenticato e rischioso dandogli una nuova cera, ci sono moltissime citazioni cinematografiche, come voyage dans la lune, il cinema muto, e quello fantastico, nel moulin rouge, metà locale notturno e metà bordello, si vola attraverso la fantasia nella bellissima scena del medley dell'elefante.
Eccezionale la colonna sonora postmoderna, che va da diamonds are a girls best friends a material girl di madonna, da all you need is love dei beatles a in the name of love degli U2, e poi ancora, David Bowie, massive attack, insomma il gotcha della musica per il capolavoro musical che è diventato un fenomeno di costume di questi primi dieci anni del secolo.
Il merito del film va oltre a Nicole al cast eccezionale di cui spicca anche Jim Broadbent nei panni di Harold Zidler, esilarante la scena in cui canta like a virgin per convincere il duca a incontrare Satine, la scena migliore resta comunque quella in cui Nicole canta One day I'll fly away, malinconica, e struggente.
Naturalmente non posso non citare citazioni e gli omaggi che vanno dal musical di broadway ai film di Bollywood, dovunque c'è musica e colore, nel musical più originale e struggente di questi anni.
Ma la parte migliore è senza dubbio Satine, il diamante splendente, Nicole è stata capace di armonizzarla ed è talmente naturale che sembra che questo personaggio le sia stato cucito addosso, Luhrmann offre il famoso triangolo d'amore di cui Satine è contesa tra l'amore di Christian e le attenzioni del duca, ma cosa è veramente importante nella vita? Seguire il tuo cuore o la ragione per diventare una stella del teatro? Satine resterà per sempre il diamante splendente, e conoscerà l'amore solo di Christian.
Ewan McGregor rende il personaggio di Christian un poeta ribelle che nella scena del bellissimo tango di Roxanne fa uscire tutta la gelosia per la sua Satine, facendo sentire agli spettatori tutto quello che prova, dolore compreso.



giovedì 22 gennaio 2009

Charlie Chaplin Tribute

Creature del Cielo - di Peter Jackson

Creature del Cielo è un film tratto da una storia realmente accaduta in nuova zelanda verso la metà degli anni cinquanta, l'inizio sembra una cartolina turistica dove tutto in apparenza è paradisiaco, gente che gioca a golf, ragazze che passeggiano in bicicletta, giardini assolati, insomma un paradiso sulla terra, poi arriva il pugno nello stomaco, due ragazze ricoperte di sangue corrono urlando disperate in preda a una crisi isterica, arrivano alla porta di una donna chiedendo aiuto per "Mia mamma è ferita gravemente, vi prego aiutateci", poi la scena si sposta a una scuola, dove rivediamo la ragazza che ha chiesto aiuto arrivare in bicicletta e arrampicarsi su un muro e lo scavalca per raggiungere le sue compagne nel coro...qui ha inizio la nostra storia, Jackson fa iniziare così questo lungometraggio con un flashforward che colpisce per la sua spietatezza, ed è proprio questa la chiave che rende la pellicola interessante.
Questa è la storia di due adolescenti, che compagne di classe diventano amiche inseparabili e si costruiscono un mondo fantastico chiamato il quarto mondo del regno di borovnia, all'inizio la famiglia accetta volentieri la loro amicizia, le ragazze eccellono negli studi, i genitori si frequentano pure con loro, insomma una amicizia perfetta o quasi, le cose si complicano quando i genitori di entrambe sospettano un rapporto innaturale tra loro, la loro amicizia si è trasformata in qualcosa di esclusivo, che può nuocere a entrembe le ragazze.
L'aspetto onirico della pellicola è legato al loro rapporto morboso, saffico ed esclusivo, ben presto le due ragazze si allontanano dalla realtà e vivono nella loro fantasia, le famiglie cercano di separarle vista la pericolosità del loro rapporto, ma gli eventi precipiteranno quando i genitori di Juliette (interpretata da un esordiente Kate Winslet, rivelazione del film) decidono di separarsi, proprio qui in questo momento delicatissimo la ragazza sorprende la madre con un altro uomo e allora qui decide di fuggire con Pauline la sua amica del cuore per andare a Hollywood con l'illusione di diventare attrici.
La cosa che stupisce in questo film è l'assoluta mancanza di razionalità e di pensare con la propria testa di Pauline e Juliette le amiche protagoniste della pellicola, legata a una spietata decisione di recidere una vita umana pur di stare per sempre legate, il loro è un rapporto esclusivo ed assoluto che esclude con disprezzo gli altri esseri umani relegandole per sempre unite in un sogno che diventerà un incubo capace di farle entrare nella voragine della follia. Ed è proprio questo che Jackson sottolinea, l'allontanarsi dalla realtà e vivere una vita di pura fantasia, si rischia di non avere una propria personalità, le nostre protagoniste sono destinate a una discesa agli inferi senza possibilità di salvezza in nome di un amicizia pericolosa e di un amore morboso che spezzerà il loro legame per tutta la vita, alla fine rimanendo da sole tra le lacrime e tra i pianti di una storia che ha lasciato solo il vuoto attorno a loro, un vuoto che ha risucchiato Honora la madre di Pauline recidendo la sua vita.

mercoledì 21 gennaio 2009

Il Grande Dittatore - di Charlie Chaplin

Con il Grande Dittatore, Chaplin dice addio al personaggio che lo ha reso famoso, ovvero il vagabondo, e lo fa in modo che possa lasciare un messaggio di pace e di speranza al mondo.
Capolavoro assoluto della storia del cinema è una pellicola provocatoria oltre che comicissima, Chaplin usa la parodia per sbeffeggiare il regime nazista e fascista che allora vigevano durante la seconda guerra mondiale, la sua parodia non è e non vuole essere sdolcinata, ma è un attacco contro i regimi della seconda guerra mondiale, la stessa performance di Chaplin è uno sberleffo ai dittatori Hitler e Mussolini, il barbiere ebreo che all'inizio vediamo salvare un certo Shultz è il vagabondo che con questo film il primo diretto da Chaplin con il sonoro, lo vediamo nel ghetto tra mille gag una più comica dell'altra, e il film mostra quanto sciminite sono le guardie del ghetto, la scena più comica resta quella di quando inseguono il barbiere ebreo, quella famosa (la migliore è senza dubbio Hinkel che gioca con il mappamondo quasi come egli stesso facesse un balletto con il mondo, per lui altrononè che una palla con cui giocare, grandiosa la scena, ma anche provocatoria.
In Italia il film uscì dopo la guerra a causa della censura del regime ma si dice che Hitler ne avesse una copia segreta e se lo guardava di nascosto, in effetti Hinkel altrononè che una parodia di Hitler e del suo regime e Chaplin (che era ebreo) ne fa un ritratto parodistico e comico, di cui dirà dopo la guerra quando ha saputo le torture degli ebrei sui lagher che se avesse saputo non avesse fatto una farsa, ma la grandiosità del film sta proprio in questo, sbeffeggiare coloro che abusano delle vite innocenti degli esseri umani mettere alla berlina i tiranni, e a quei tempi nessuno lo avrebbe fatto.


lunedì 19 gennaio 2009

Nicole Kidman L'ultima grande diva

Nicole Kidman, L'ultima grande diva
Lo ammetto, sono una fan di Nicole Kidman, sin dai tempi in cui è apparsa sullo schermo accanto a Tom Cruise nel film Giorni di Tuono di Tony Scott, e nonostante il divorzio da Tom cosa che mi è dispiaciuta parecchio continuo a seguirla con affetto anche perchè ha un talento da vendere, eppure c'è qualcosa in lei che non mi piace...lo sconcertante fanatismo portato dal suo essere diva...ma è una cosa normale per un attrice del suo talento.
LA NICOLE ATTRICE
E' senza dubbio quella che preferisco, si immedesima nel suo personaggio con una precisione e una professionalità che poche hanno e su questo non ci piove forse è l'unica attrice che può benissimo essere paragonata a una Meryl Streep, un altra grande attrice, Nicole ha tutte le carte in regola per essere la nuova Streep. Una cosa che apprezzo in lei è che si è saputa imporre nonostante il matrimonio con Tom Cruise, segno di indipendenza femminile dimostrando un grande talento, un altra cosa è l'oscar vinto per The Hours, che la impose definitivamente nella storia del cinema, e Nicole se lo merita giustamente, poi c'è un altra cosa che apprezzo in lei, anche se le sue scelte almeno per il botteghino non sono del tutto azzeccate, fattostà è che anche in queste pellicole la sua presenza salva il film anche se non è un capolavoro Nicole rende con la sua recitazione la pellicola visibile, e di questo i registi devono tenere conto che oggi non ci sono molti attori come lei...
Dopo Moulin Rouge è esplosa la Kidman Mania, la chiamo mania perchè alcuni seguono la sua carriera facendo da tramite fra carriera e pettegolezzi legati al suo divismo cosa che sinceramente non mi piace affatto perchè credo che L'attrice e dico L'attrice Nicole Kidman con il suo talento non è giusto che venga paragonata ad attricette di quarta categoria che non sanno spiccicare parola.
LA NICOLE DIVA
Ecco è proprio di questo che vorrei parlare, un attore quando è veramente bravo diventa un divo, osannato dai fans di tutto il mondo, la sua vita è messa al centro dell'attenzione, critiche gossip a volontà...ed è proprio questo che non mi piace di Nicole, il suo divismo è proprio quello che l'ha portata a scegliere pellicole di bassa qualità (come l'inguardabile vita da strega, Birth o il fantasy la bussola d'oro tre ruoli in cui non mi è piaciuta affatto), Forse sulla carta erano progetti ambiziosi chi lo sa, ma a me personalmente questi tre film mi hanno fatta storcere il naso, mi piacerebbe rivederla in ruoli come ritratto di signora dove è stata grande, Da Morire di Gus Van Sant...partecipando a un forum mi accorsi come gli utenti parlavano di botox o altro lasciando la sua carriera da parte, per un cinefilo non c'è cosa peggiore di parlare di gossip in un forum di cinema quando si dovrebbe concentrarsi sulle carriere per farsi una cultura.
Comunque nonostante questo il mito di Nicole non vacilla tanto che le ho dedicato una pagina di MySpace per quanto mi piace, in attesa di vedere Australia l'ultimo suo film diretta ancora una volta da Buz Luhrmann vedremo...la cosa di cui sono certa è che Nicole Non tramonterà mai.

domenica 18 gennaio 2009

Soundtrack - Buena Vista Social Club - Chan chan

L'avversario - di Nicole Garcia

L'avversario
Fin dalle prime inquadrature, capisci che non stai assistendo al classico Thriller con risvolti paurosi, La regista Nicole Garcia sceglie la strada dell'inquietudine sottile per raccontare la storia di un uomo, che con freddezza uccide la sua famiglia, i suoi genitori e provoca la morte del suocero per cosa? Presto detto, in tutti gli anni della sua vita si è costruito una falsa identità, le persone attorno a lui non fanno che chiedere soldi, credendo che sia medico, l'inizio è folgorante, vediamo un uomo seduto su una sedia, freddo, distante e distaccato, un sociopatico che per tutta la vita non ha fatto altro che indossare una maschera, vede constantemente un video/confessione in cui racconta la sua storia, il film è inframmetizzato da flashback della sua vita con la famiglia e gli amici, delle continue menzogne e inganni che deve inventare per trattenere quella maschera che come un demone finirà per inghiottire le persone che lo amano, Nicole Garcia usa la sua maschera come metafora, una metafora di un fallimento inaccettabile e che agli occhi degli altri deve rimanere intatta, Grandioso Daniel Auteuil, nel ruolo del protagonista Jean Marc, un uomo timido, riservato, forse anche troppo perfetto per essere vero, un antieroe se possiamo chiamarlo così, indossa quella maschera per celare una vita che non possiede, una professione che non esercita, si è inventato di sana pianta per nascondere il piccolo borghese mediocre che è in realtà, vaga per gli alberghi, inizia anche una relazione con una delle amiche della moglie, spende una montagna di soldi e mostra al mondo un uomo che non esiste, ma la paura che qualcuno tolga via quella maschera gli farà perdere la ragione e con estrema freddezza cinque vite innocenti pagheranno con la propria vita purchè quella maschera resti intatta.

L'infernale Quinlan - di Orson Welles

L'infernale Quinlan
Mike Vargas, in luna di miele con la moglie appena attraversa il confine assiste all'omicidio di un importante imprenditore con l'esplosione di un automobile.
Vargas che è un agente della narcotici ed è in lotta con la famiglia Grandi a capo di un potente traffico di droga, partecipa alle indagini scontrandosi con Hank Quinlan, un agente della polizia dai metodi poco ortodossi, iniziano le indagini si concentrano su Manelo Sanchez, amante della figlia dell'imprenditore, ma qualcosa non quadra, Vargas nota che Quinlan ha prodotto una falsa prova per farlo incriminare, la falsa prova è una scatola con dentro dei candelotti che poco prima Vargas aveva visto in bagno vuota, capisce che Quinlan nonostante creda di essere nel giusto ma è abituato a questa pratica disonesta, Contestato giustamente da Vargas che crede di avere ragione Quinlan non la prende molto bene, così inizia a bere...
Joe Grandi approfitta della cosa per liberarsi dell'attenzione di Vargas, Gli offre un piano per liberarsi di Vargas, drogare la moglie e farla ritrovare dalla buon costume per minare la sua credibilità, ma le cose non vanno come Grandi sperava, dopo che Susie viene ritrovata narcotizzata Quinlan uccide Grandi e fa incolpare dell'omicidio Susie.
Ma il sergente Menzies capisce tutto, e nonostante Quinlan gli abbia salvato la vita ed è il suo migliore amico non può stare al suo gioco, decide di aiutare Vargas, ma non ha fatto i conti con le conseguenze....

Commento
Orson Welles è un genio, Con l'infernale Quinlan dirige forse uno dei migliori noir di tutti i tempi, il suo Quinlan, potrebbe incarnare la figura del poliziotto che opera al di sopra della legge, ma come in tutte le cose c'è il bene e il male, nonostante i suoi metodi siano poco ortodossi per un poliziotto, egli si muove a fin di bene e per smascherare i colpevoli non esita a impugnare la pistola, a produrre prove false, come se egli stesso abbia una specie di mania di onnipotenza, a contrastarlo c'è Charlton Heaston nel ruolo di Vargas poliziotto della narcotici che è in luna di miele con la moglie, appena sbarca il confine assiste all'omicidio di un importante imprenditore, (il piano sequenza iniziale è da antologia, bellissima la scena in cui corre con Susie per scampare all'esplosione) e da subito si scontra con Quinlan...

La genialità di questo film sta nello scontro che è in realtà una lotta tra Vargas e Quinlan, ma Vargas anche se non è d'accordo con il modo di indagare di Quinlan, non scoprirà che Quinlan ha prodotto quella prova grazie al suo infallibile intuito, un intuito in cui scopriremo alla fine che va dalla parte del giusto, e comunque anche se è fatta a fin di bene non è un modo di lavorare, quindi è una vera lotta tra i due agenti della polizia che come nelle migliori partite a scacchi combattono per vincere, ma alla fine a vincere sarà soltanto uno solo...
Orson Welles dimostra di saperci fare anche con un film noir, ottima la sceneggiatura di Welles stesso tratta dal romanzo noir di Whit Materson Badge of Evil, da antologia il cameo di Marlene Dietrich nel ruolo della zingara.







sabato 17 gennaio 2009

Buena Vista Social Club - di Wim Wenders

Con Buena Vista Social Club, Wim Wenders ci offre uno dei migliori documenti musicali degli anni '90, facendo scoprire al grande pubblico un gruppo di novantenni musicisti cubani che da anni erano rimasti nel dimenticatoio.
Con la complicità di Ry Cooder che attraversa L'Havana in sella alla sua moto con il figlio anch'egli musicista intervista e suona insieme a questi artisti.
Il pregio di questo film che reputo uno dei migliori diretti da Wim Wenders è la semplicità; la semplicità delle immagini che sembrano fatte con una videocamera, la bellezza della musica cubana, e le storie di questi artisti, i loro sogni, i rimpianti, e l'emozione di suonare di nuovo insieme dopo tanto tempo.
Dappertutto c'è musica, in ogni angolo di strada, Wenders qui è in stato di grazia ed è particolarmente ispirato, quasi come egli stesso si fosse innamorato di questo gruppo musicale, Buena Vista è un opera dal sapore malinconico, che fa emergere la cultura di un paesa Cuba, bellissimi i ricordi d'infanzia di Ibrahim Ferrer e l'incontro con Compay Segundo...ma la musica è la cosa migliore del film, calda avvolgente, erotica, scintillante.
In conclusione è un film che deve essere collezionato per essere visto e rivisto tantissime volte e vi assicuro che non ve ne pentirete.

martedì 13 gennaio 2009

The Orphanage - di Juan Antonio Bayona

Trama
Laura compra il vecchio orfanotrofio nel quale era cresciuta, per farne un centro d'accoglienza per disabili, così viene a vivere con il marito e il figlioletto affetto dall'hiv, Simone.
Il bambino dice di avere degli amici immaginari che lo invitano a fare un gioco...
Laura dapprima non crede alle parole del bambino, ma poi quando sparisce capisce che in casa ci sono delle strane presenze e cerca di mettersi in contatto con loro per salvare suo figlio...


Commento
Opera prima di Juan Antonio Bayona e prodotto da Guillermo del toro, regista del labirinto del fauno, all'apparenza può sembrare un horror, ma vedendolo ti accorgi del contrario.

Simone, il bambino affetto dal virus dell'HIV, è ormai prossimo alla morte, attorno a lui vi sono degli amici immaginari e racconta di uno strano gioco alla madre, ma cosa si nasconde dentro le mura del vecchio orfanotrofio?
Juan Antonio Bayona sceglie la via della suspence, suspence piena di tensione, non ci sono scene impressionanti, ma il tocco di genio di Bayona è quello di scoprire dove si trova il bambino, in quale dimensione si è nascosto, la scena di Gerardine Chaplin qui in veste di medium in cui viene riresa con la telecamera quando è in trance, è una delle scene più inquietanti del film.
Simone scoprirà di essere stato adottato da Laura e da suo marito prima di sparire, e lei scoprirà che ciò che le diceva il bambino non sono bugie...
Sin dall'inizio vediamo Laura che fa il gioco del muro, espediente che verrà usato per ritrovare suo figlio.
A metà strada tra Shining e il Sesto Senso, il film mostra come l'innocenza quando viene spezzata chiamano gli esseri viventi e far luce sul mistero di quel luogo perchè venga fatta giustizia.
L'elemento forte è ovviamente Laura interpretata da Belen Rueda, già vista in mare dentro; è lei che non si arrende mai per trovare suo figlio, è lei che chiama la medium per riuscire a capire dov'è e come può trovarlo e grazie alla medium scoprirà una verità agghiacciante, tenutale nascosta prima di acquistare l'orfanotrofio.
Alla fine madre e figlio si riuniranno, con tutti i bambini nello stanzone della notte in una delle scene più cariche d'emozione di tutto il film.
Da Collezionare.


domenica 11 gennaio 2009

La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski

Trama
Weronika è una ragazza polacca che possiede una voce angelica e suadente, durante un concerto canta finchè non si accascia e muore...
In Francia troviamo Veronique che ha appena scoperto di essere cardiopatica, così va dal suo maestro di canto e gli dice che non intende più cantare, fa la scelta opposta a quella di Weronika, un giorno incontra un marionettista che le racconta la favola delle due ballerine...

Commento
E' un film la cui potenza visiva riesce a ipnotizzare lo spettatore, già dalla fotografia marcatamente cromata di giallo/verde ti fa entrare in una atmosfera onirico/metafisica...
menzione speciale a Irene Jacob qui nel doppio ruolo di Weronika e Veronique protagonista la cui interpretazione è intensa e straordinaria.
Kieslowski sceglie di non usare l'espediente surrealista, e secondo me fa bene, primo perchè anche se le atmosfere possono sembrare oniriche è solo un illusione dello spettatore, e questo già di per se è il punto di forza della pellicola, secondo perchè anche se il titolo cita la doppia vita di veronica in realtà sono solo due donne legate insieme dalla passione del canto e della musica.
E' una pellicola affascinante, ipnotica, la cosa che colpisce di più è che a questo mondo anche se ti senti solo, hai la consapevolezza di non esserlo, che una parte di te ti stia sempre accanto, come un deja vù...ed è questa la forza trainante di una pellicola recitata benissimo e diretta magistralmente da Kieslowski, regista polacco del decalogo.

Straordinaria la fotografia, che danza come lievi fiamme dentro la storia, specialmente nella parte di Veronique.
Due persone, che vivono in luoghi separati, hanno l'aspetto identico e la stessa passione per la musica lirica da antologia il canto di Weronika prima di morire, è una musica celestiale che nel corso del film si sente molto spesso, quasi come fosse un legame tra le due donne così uguali eppure così diverse.

Da collezionare.







sabato 3 gennaio 2009

Dead Man Walking - di Tim Robbins

Trama
Mattew Poncelet, riceve la visita di suor Helena Penjelat, a cui è stato affidato perchè a breve ci sarà la sua esecuzione nel braccio della morte, il suo caso è disperato, la famiglia di Mattew si dimostra inadeguata nel consolare il loro familiare che se ne sta andando, Suor Helen invece si scontra sia con le persone per cui si prende cura che con la sua stessa famiglia, a causa del terribile omicidio di una coppia la cui ragazza è stata stuprata...
Commento
E' un film abbastanza controverso,, sia per il delitto commesso, che per i pregiudizi di chi osserva da lontano, la drammaticità della storia offre diversi spunti in cui riflettere... Qual'è il confine tra chi commette un omicidio e chi ha subito una perdita? E' possibile perdonare chi ti ha tolto un tuo caro? Quanto coraggio ci vuole per accompagnare qualcuno per mano per fargli ritrovare la luce? Questo è quello che più mi ha colpito di questo film, apparte le preoccupazioni dei familiari della sorella laica interpretata da una coinvolgente Susan Sarandon, vincitrice dell'oscar per questo film, è le ideologie razziste e terroriste di Mattew interpretato da uno straordinario Sean Penn, che all'inizio ti fanno detestare il personaggio, anzi vorresti che sia innocente, perchè anche tu assumi il pregiudizio che non è giusto condannare a morte un essere umano, ma quando ascolti le parole di chi ha subito una perdita dai ragione anche a loro, e allora? Da che parte stiamo? La vera sorpresa del film non è il fatto che Mattew sia riconosciuto innocente, come vedremo poi confesserà la verità alla sorella, e sarà proprio questa verità a dargli il perdono divino anche se viene lo stesso condannato a morte, sotto gli occhi dei genitori delle vittime. La regia del film è piuttosto tradizionale, limpida, la forza del film sono lo script coinvolgente e la recitazione degli attori se un essere umano commette un omicidio, è giusto dargli una possibilità se si redime? O lo condanniamo a morte? E' questo il nocciolo della questione che appare piuttosto controversa soprattutto quando ti metti nei panni di chi ha perso i propri figli.





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