lunedì 30 aprile 2012

The Help

Lo dico subito, quando ho visto The Help immaginavo fosse il solito film americano adatto all'academy, pieno di clichè e stereotipi, invece con mia grande sorpresa e nonostante non sia un capolavoro, è una visione toccante su un altro tipo di razzismo, quello che le signore bianche altoborghesi hanno nei confronti delle domestiche di colore, che spesso e volentieri, mentre loro giocano a bridges, o fanno shopping e si abbandonano ad altre frivolezze, sono loro, le domestiche a crescere la prole, il film che è incentrato su una giovane ragazza Eugenia Pelhan, detta Skeeter, che ha appena trovato un lavoro in un giornale locale e deve occuparsi della posta del cuore, dando una mano a una donna, ha l'idea di scrivere un libro sull'argomento questa volta tenendo presente il punto di vista delle domestiche, all'inizio la cosa è vista come qualcosa che se la gente lo viene a sapere, possono perdere il posto di lavoro, ma piano piano, queste donne, che pur crescendo i pargoli delle "signore", vengono grazie all'idea di Hilly Holbrook, la più tirannica del gruppo di signore, che crede che le persone di colore portano malattie, trattate come inferiori, perciò per i domestici ci deve essere un bagno a parte. Questo fatto in Skeeter e nelle domestiche scatenerà una catena di eventi che piano piano, porteranno alla luce, segreti e bugie, di queste persone bene, mettendo alla luce cattiverie e pregiudizi, grazie al libro che Skeeter riuscirà a pubblicare, persino la madre di Skeeter, ha un segreto legato alla sua domestica, segreto che verrà a galla e che sarà per Skeeter una tristezza infinita perchè quella donna l'ha cresciuta, e la madre assecondando l'intolleranza della presidentessa del circolo, per farsi accettare l'ha cacciata di casa, non tenendo presente del fatto che quella donna, anche se è domestica, ha un cuore e un anima, questo sarà per Skeeter che l'ha sempre cercata, un motivo di scontro con la madre, che poi dopo un po' di tempo si accorgerà che il coraggio della figlia può cambiare tutto, e la asseconderà nonostante tutto.
Inutile dire che l'uscita del libro scatenerà uno scandalo di proporzioni gigantesche vero? Ma, non c'è solo Skeeter che ha coraggio e bontà anche una donna Celia che prenderà con se Minny e la tratterà come sua pari nonostante venga vista con spregio dalle signore dell'alta società, tra le scene di maggiore divertimento ricordo quella in cui le persone grazie al cambio della lettera di Hilly da parte di Skeeter le fanno trovare i Water in giardino e lei si infuria, urlando con tutto il fiato che ha in gola, e poi la scena della torta di minny, non perdetela assolutamente, quella è la più terribile di tutte.
Detto questo ci tengo a precisare che è un piccolo grande film, con un cast di attrici eccezzionali, tratto dal romanzo omonimo scritto da Kathryn Stockett e ambientato nell'america degli anni sessanta, provocatorio, coraggioso, che mette in scena con spietata lucidità, l'ignoranza e l'intolleranza verso la gente di colore.
DA NON PERDERE.



sabato 28 aprile 2012

Funny Games (Us Version)

Solo Alfred Hitchcock ha fatto il remake di un film, fino a quando nel 2007 un regista austriaco non ha rifatto un suo film, quel regista austriaco è Michael Haneke, io li ho visti tutti e due, sinceramente non so dire quale film sia migliore, perchè sia l'originale che il remake li ha fatti lo stesso autore, e fare un paragone mi pare inopportuno perchè praticamente l'uno è la copia dell'altro, ma trattandosi di vero autore non possiamo parlare di plagio, ma semmai di un rifacimento in chiave moderna di un film del 1997 che aveva turbato gli spettatori, questo remake, lo hanno paragonato ad arancia meccanica, ma il paragone appare forzato dato che sono due film assolutamente diversi, anche se la violenza è presente e anche agghiacciante, ma qui abbiamo un cast di primordine, cioè attori famosi e osannati, a cominciare dalla sempre magnifica Naomi Watts, poi c'è anche Tim Roth, che interpretano il marito e moglie vittime di questi due giovani, che cominciano un gioco ed è un gioco incentrato sulla violenza, dapprima psicologica, poi ci vanno sul pesante fino allo sconvolgente finale, un film che è una chiara polemica verso la società che ci circonda, i cui simboli sono nella famiglia normale che va in vacanza, il tutto comincia in maniera inaspettata, in cui un giovane entra in casa e chiede delle uova, estremamente gentile, ma poi si unisce anche un altro ragazzo anche lui estremamente gentile, quando iniziano a diventare molesti e insistenti Ann li caccia via, ma a questo punto danno un colpo di mazza da golf al marito, e inizia il gioco, un gioco sottile, ma capace di ingoiarti fino all'inverosimile, non finiscono il gioco fino a quando non lo decidono loro, una situazione massacrante ma anche allo stesso tempo sadica e masochista, in cui i ruoli dei due ragazzi che sono gentili, si scontrano quella famiglia, che deve sostenere il loro gioco che condurranno loro fino alle estreme conseguenze, è una convivenza forzata, quasi un gioco al massacro, compiuto per il rifiuto di Ann di dare le uova, dopo che loro (ma lo hanno fatto apposta) hanno rotto le uova, e si rompere le uova nel paniere alle famiglie può dar fastidio, e il gioco comincia proprio così, sta a quella famiglia disgraziata che vuole levarsi dai piedi quei due sconosciuti subire la loro violenza, che sarà massacrante, ma tranquilli, non ci saranno visioni di sangue, ma uno spargimento di sangue sarà presente.
Haneke gioca col la patologia psicologica, di due persone apparentemente miti, ma che sono tutt'altro che normali, che si scontrano con una famiglia che stava lì per passare le vacanze estive, in apparenza non esiste nessuna motivazione di quello che sta succedendo, ma le conseguenze saranno impressionanti.
Un film disturbante, che gioca con la violenza mai gratuita, e che sbalordisce per come questa famiglia debba sopportare, forse era meglio per Ann dare altre uova, ma che senso avrebbe avuto quando le uova erano il pretesto per cominciare a giocare?
DA NON PERDERE





venerdì 27 aprile 2012

Paranoid Park

Ecco il nuovo appuntamento settimanale con Gus Van sant, questa settimana parliamo di Paranoid Park, dire che è un film splendido è dire poco, Van Sant è un autore e come tale riesce a dirigere e a fotografare il vuoto esistenziale di un gruppo di Teenager, che passano il tempo a skaterare in un parco chiamato Paranoid Park, sono adolescenti il cui unico scopo è dimostrare di essere qualcuno per la loro qualità, ma soprattutto riescono a essere qualcuno per questa qualità, quando Alex si unisce a loro, accetta di giocare a una gara con altri skaters, saltare la locomotiva in una stazione, solo che ci scappa il morto, per tutto il film Alex convive con questo peso, indeciso se dire o no la verità, la decisione la piglia dopo aver lasciato la fidanzata e si è messo con un altra ragazza che gli da il coraggio di scrivere cosa è successo e piano piano la verità viene fuori.
E' un film spiazzante, capace di conquistare lo spettatore, Van Sant ha la capacità di filmare le immagini degli skaters quasi come fossero in una dimensione senza tempo, in modo da avviluppare lo spettatore per immergerlo in quel mondo, quasi come per vivere e comprendere i ragazzi protagonisti, ed è un operazione perfettamente riuscita perchè si riesce a non giudicare le loro azioni, ma a comprenderle, comprendere la loro solitudine, la loro tristezza, le persone che gravitano intorno a loro, le loro delusioni, e tanto altro.
Gus Van Sant ispirandosi all'omonimo  romanzo di Blake Nelson, filma il ritratto di una generazione che è un autentico urlo critico verso una società assente, incapace di ascoltare, ma capace solo di guardare le partite alla tv e a guadagnare soldi.
E' in questo vuoto esistenziale che gravitano questi skaters, adolescenti senza speranza, il cui unico sfogo è skaterare, cazzeggiare, e scopare con la propria ragazza, ma dentro quel vuoto esistenziale Alex si differenzia, perchè dentro di se ha qualcosa che gli altri non hanno, è un anima che si sente fuori posto lì, una persona sola, in cerca di se stesso, e viene presentato esattamente com'è, con i suoi pregi e i suoi difetti, e rispetto a quel vuoto esistenziale che lo circonda lui è quello che sente maggiormente il peso di quello che è successo, per questo quando incontra la sua amica Macy, decide non di parlare ma di scrivere cosa è successo, lasciando che sia lo spettatore a scoprirlo attraverso le immagini.
Un piccolo film girato con il cuore, la fotografia è oscura, tanto da sottolineare quel vuoto che avviluppa i protagonisti, la regia non lascia spazio a facili sentimentalismi, è netta, decisa, la regia di un professionista che sa cosa vuole raccontare, un film immenso che lascia di stucco, un capolavoro, un opera che lascia profondamente interdetti per come sono narrati gli eventi in maniera non polemica ma come sono realmente sinceri veri.
CAPOLAVORO.



Il Cacciatore di aquiloni

Questa è la storia di due amici, Amir e Hassan che sono cresciuti insieme, e giocavano a cacciare gli aquiloni, e questo gioco consiste nel rincorrere un aquilone e tagliare la corda per farlo volare via con il tuo aquilone, ma le loro strade si sono divise, per via dell'invasione russa in pakistan, e anche per via di un gruppo di ragazzi razzisti che prima li minacciano e Hassan li fa scappare brandendo la sua fionda, questi qualche giorno dopo si vendicheranno del gesto del ragazzo aggredendo e violentando Hassan, Amir, che ha assistito a tutto, per ingenuità e per paura allontana Hassan, qui le loro vite prendono direzioni diverse, Amir vola con suo padre per gli stati uniti, diventa uno scrittore di successo e si sposa, fino a quando non scopre che Hassan in realtà era suo fratello e che è morto grazie a una telefonata, viene a scoprire che Hassan in realtà era suo fratello e che è morto e  ha avuto un figlio, così ritorna a Kabul e si mette alla ricerca del ragazzo, non sarà un impresa facile, perchè c'è la guerra, e trovare il ragazzo è quasi come cercare un ago in un pagliaio, ma grazie ad una coincidenza in cui il ragazzo brande una fionda, proprio come fece suo padre anni prima, vedendo questo sente che c'è un legame con il ragazzo che gli conferma di essere il figlio di Hassan, e cerca in tutti i modi di farlo uscire da Kabul, ci riuscirà e sarà una nuova vita per il giovane riuscendo a fare quello che non ha fatto con Hassan, facendo pace con il suo passato e con la sua vita.
Lo devo dire, è un film immenso, Marc Forster con la sua regia non cerca un colpevole o un innocente, semplicemente racconta la sua storia entrando in sintonia con i suoi personaggi e per essere un film tratto da un romanzo è già qualcosa di eccezzionale, non sono tutti i film tratti da un romanzo a risultare coinvolgenti e tenerti incollato alla poltrona dall'inizio alla fine riuscendo a creare empatia con lo spettatore.
Un piccolo grande film che riesce ad essere allo stesso tempo toccante e commovente, Marc forster riesce appieno a succhiare lo spirito del romanzo dando emozioni facendo colpo sullo spettatore, è impossibile non provare simpatia per quei bambini che si affacciano alla vita, è impossibile non provare dolore quando si separano e le loro strade si dividono, è impossibile inoltre non provare tenerezza quando Amir  ormai adulto si rende conto che è stato uno sbaglio allontanare Hassan, e nella scena finale quando ritorna ad essere un cacciatore di aquiloni fa pace con la sua vita e con Hassan, anche se non c'è più prendendo a casa sua suo figlio anche contro il parere del suocero e contro tutti i pregiudizi.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.



mercoledì 25 aprile 2012

Wampyr - Martin

Wampyr, conosciuto anche come Martin è un autentico cult per tutti gli amanti degli horror e del cinema di genere, nemmeno il papà degli zombie, è rimasto inerme di fronte al fascino dei vampiri, anche lui ha fatto un film del genere, ma alla sua maniera, e lo dico subito, è un grande grandissimo film. Dimenticate tutte le leggende passate che ci hanno fatto conoscere la leggenda del non morto, comunemente conosciuto come vampiro, il succhiasangue protagonista del film di Romero è un giovane di bell'aspetto, che non ha l'aspetto cadaverico della figura tradizionale, infatti si gioca molto sull'effetto, incrociando superstizioni, dicerie, che stanno a metà strada tra realtà e finzione, dando allo spettatore l'ansia necessaria per gustarsi il film per poi scoprire la verità, ma è davvero così? Il vampiro di Romero è tuttaltro che la figura come la tradizione ci ha insegnato, la finzione, le leggende e via dicendo, la sua figura appare normalissima, di una persona comune, forse per questo Romero si  diverte  a giocare, e a confondere le acque, possiamo dire che tra i suoi film girati questo è senza dubbio il suo preferito, lo si nota dalla cura dei particolari, dalla tensione generata nelle scene, e dall'ignoranza che circonda i protagonisti, primo fra tutti lo zio, un anziano ignorante, che dice che la sua famiglia è strattamente legata a una maledizione di cui non scopriamo tutti i particolari, quelli ci sono, Romero ce li presenta frammentizzati in bianco  e nero, in un crescendo che si lega alla trama del film e che racconta come realmente si svolgono i fatti, Martin è realmente un vampiro? Per scoprirlo dovrete guardare il film, che è un autentico gioiello di suspence che si intreccia alla psicologia e all'inquietudine, anche se non mancano scene sanguinolente, presenti in maniera moderata, meno gore rispetto alle altre pellicole che ha diretto, beh è un film diverso da quelli con cui è conosciuto, una virata che racconta il vampiro come lo vede Romero, alla sua maniera, e presenta un giovane in cui tutti noi possiamo identificarci, non lo presenta come un anima crudele e dannata, ma come una persona normale. Martin ha una strana attrazione per il sangue, molti compreso lo zio lo credono un vampiro, ma come stanno realmente le cose? Cosa c'è dietro la maledizone di famiglia? E' un film per molti ma non per tutti, un opera di culto considerato uno dei migliori horror di sempre e lo è, soprattutto per la regia che inquieta e affascina lo spettatore, dando prova dell'abilità di Romero di tessere i fili della trama e di essere un ottimo narratore di cinema, un altro tassello alla sua magnifica cinematografia.
CULTISSIMO




lunedì 23 aprile 2012

Lezioni di Cioccolato

Alzi la mano chi ancora crede che gli italiani non sanno fare piccoli film interessanti, chi ha avuto il coraggio di farlo? Nessuno vero? Bene, perchè Lezioni di Cioccolato è un piccolo film, leggero, scoppiettante, ben girato che conquista al primo assaggio, si avete capito bene, assaggio, perchè il film parla proprio di questo, della creazione di un cioccolattino, i cui partecipanti al concorso...aspettate ricapitoliamo, scusate l'entusiasmo, avvolte quando mi prende l'entusiasmo non mi so controllare hehe, dunque iniziamo col dire che i protagonisti sono Mattia - Luca Argentero, per altro molto bravo - che è un geometra che si  mette nei guai quando un suo dipendente, Kamal,  per altro lavoratore in nero ha un incidente nel lavoro, l'unico modo per non finire nei guai è partecipare al concorso di lezioni di cioccolato in cui doveva partecipare e a causa dell'incidente, dopo dovrà andare a causa sua a spiegargli la lezione, così Mattia finge di essere Kamal, si taglia i capelli, si fa l'abbronzatura artificiale, cerca di avere l'accento mediorientale, e inizia il suo corso, tutto fila liscio, tanto che conquista tutti i partecipanti, in particolar modo Cecilia, ragazza sfortunata in amore, che incontra sempre tipi inaffidabili, lei si prende Kamal a cuore per via che è straniero e cerca in tutti i modi di farla pagare al suo capo perchè lavora in nero dato quello che lui le ha detto, ma Mattia ovviamente ha dovuto fingere il tutto per non destare sospetti, che causeranno equivoci a non finire, riuscirà a conquistare definitivamente Cecilia, dandole il suo cuore e soprattutto se stesso? In una commedia degli equivoci, ricchissima di colpi di scena, per nulla gratuiti e fuori luogo, presentati come una ricetta dolce di cioccolato da un cast ricchissimo e affiatato, e da una regia matura quanto appetitosa, è un film che mette l'acquolina in bocca in tutti i sensi, e l'interpretazione di Argentero ex concorrente del grande fratello, è genuina, e spigliata e non è male per una persona con poca esperienza recitativa.
Lezioni di Cioccolato è un film per tutti i gusti, appetitoso, verace, intrigante, che intriga e conquista proprio per la varietà di colori e sapori che come il cioccolato rende la visione e il palato intrigante.
Claudio Cupellini, dirige una commedia sincera, senza tanti giri di parole, la sua regia è accattivante e affiatante, lo si vede dalla recitazione del cast di attori tra cui spiccano i due protagonisti Argentero e Violante Placido, e anche Neri Marcorè nel ruolo del maestro cioccolattiere se la cava egregiamente, insommaa gli ingredienti per piacere ci sono tutti, il divertimento è assicurato, cosa manca vediamo? Ah mancate voi.
Buona Visione.
APPETITOSO




Baci Rubati

L'inizio del film con la sigla, che volutamente non fa il giro di parigi come con I Quattrocento colpi primo film della serie, di cui questo sembrerebbe il secondo capitolo della saga di Antoine Doinel, ma non lo è,  il secondo capitolo, è l'episodio Antoine e Colette del film l'amore a vent'anni, che presto ne parlerò, in questo capitolo si tralascia l'aspetto drammatico de I Quattrocento colpi per una storia un po' più leggera, ma non di certo meno intrigante del precedente, è una storia apparte, che mostra il lato maturo di Antoine, priva della rabbia che si ha quando si è ragazzini, ancora che non conoscono il mondo attorno a loro. Protagonista l'attore feticcio di Truffaut, Jean Piere Leud, il protagonista del film citato prima, è insieme l'immagine cinematografica di Truffaut, che nella saga di Doinel, ha raccontato un po' se stesso distaccandosene sempre, ma andiamo al film, Baci rubati racconta il rito di passaggio di Antoine, da adolescente a persona adulta, ma oltre il rito di passaggio racconta di un educazione sentimentale, Antoine è alla ricerca della persona giusta per lui, attraverso una serie di esperienze prima allucinanti, poi buffe, che lo portano ad essere attratto da donne improbabili, quanto lontane da lui, prima si rimette in contatto con la famiglia di Colette, scoprendo che esce con un altro ragazzo, non prima di essere stato congedato dal servizio militare per instabilità di carattere - cosa successa realmente a Truffaut - così inizia anche la ricerca di un buon impiego, che lo porta prima ad accettare il lavoro di un guardiano notturno, che perde a causa di un uomo che scopre che la moglie lo tradisce, e poi ad accettare di fare il detective privato e di essere assunto sotto copertura dallo stesso uomo per il quale ha perso il lavoro come portiere, così accetta e come primo incarico accetta di aiutare un uomo che ha dei sospetti che la moglie lo tradisca e  si fa assumere in un negozio di calzature.  Inutile dire che scatterà l'attrazione fatale tra i due non è vero, la signora matura avrà un effetto prepotente su Doinel, effetto che fortunatamente non durerà molto, perchè lui ha un amica speciale, Christine Darbon, che praticamente gli sta al fianco da una vita intera, e nonostante le avventure, e gli incontri amorosi con varie donne e ragazze sarà proprio lei a conquistare il suo cuore, e la canzone di Trenet Que rest et il de nous amour fa da sfondo sia all'inizio che alla fine, Antoine ha trovato la strada per il suo cuore, che lo porta dritto accanto a Christine, l'amica di sempre, l'anima gemella, ma i giochi sono aperti e come vedremo nei capitoli successivi ci saranno tante sorprese.
Truffaut ormai autore maturo, con questo film mette in luce l'aspetto più solare della vita di Antoine, in una commedia leggerissima, capace di coinvolgere lo spettatore dall'inizio alla fine, è un film romantico e come tale va preso, ha il pregio di una leggerezza sorprendente, caratterizzata da una regia attenta e accattivante, e dalla recitazione di un cast di attori affiatato.
CAPOLAVORO


domenica 22 aprile 2012

Young Adult

Jason Reitman e Diablo Cody di nuovo insieme per una commedia amara incentrata su una persona che si illude di poter riconquistare il suo vecchio amore del liceo, regolarmente sposato e con una figlia piccola, ma presto dovrà fare i conti con una realtà differente, anche grazie a un amico del liceo che è stato picchiato perchè gli amici credevano fosse gay.
Ci troviamo dalle parti di una commedia intelligente su chi invecchia ma è incapace di crescere, e combatte come un novello don chisciotte alla ricerca di un sogno irrealizzabile, un illusione, un mulino a vento, ma ormai è troppo tardi.
Mavis Gray questo è il nome del personaggio, è una ghost writer di libri per bambini di successo, vive in una casa che sembra quella di una teenager, nonostante abbia passato i trenta da un pezzo, non appena si accorge che il suo ex ha avuto una bambina, si mette in viaggio e si illude di poterlo riconquistare ancora, ma lui non ne vuole sapere, è un giovane che si è costruito una vita, una famiglia e l'ultima cosa che vuole è il complicarsi la vita, e a differenza di lei è una persona matura e consapevole di se, il personaggio di Mavis splendidamente interpretato da una bravissima Charlize Theron, incarna il classico tipo di persona sognatrice, un po' patetica, un po' superficiale, che nella sua limitata visione della vita riesce a conquistare con i suoi pregi e difetti, il classico tipo che soffre della sindrome di peter pan, ovvero una persona che non vuole crescere, e che nonostante il passare degli anni sta ancorata alla sua visione limitata della vita e si aggrappa a un sogno all'inizio piuttosto che pensare razionalmente, e cercare di prendere il suo posto nella vita, un personaggio che può risultare simpatico, soprattutto a tutti, perchè prima di tutto non è un personaggio negativo, è un eterna adolescente, e crede che il mondo sia come lei, una persona che è ancora senza una bussola, alla continua ricerca di se, alla fine sarà la consapevolezza che il suo ex compagno di scuola che sarà una specie di guida razionale per lei , le farà notare che quello che insegue non è in realtà quello che in effetti sta cercando, così dopo aver passato una notte con l'ex compagno di liceo, capisce che deve tornare da dove è venuta, forse è solo una sfigata, o forse è solo una persona che capisce che la vita è molto di più che seguire un semplice sogno, eppure quel sogno, per poco tempo l'ha fatta sentire viva, sarà stata anche un illusione, oppure una pazzia, ma almeno ha avuto il coraggio di prendere la palla al balzo, anche solo per poco tempo e illudersi, anche se dimostri di non essere cresciuta, forse è questo il pregio di chi è ancora capace di sognare.
Ancora un film su un personaggio singolare, che aggiunge un altro tassello alla filmografia del brillante Jason Reitman che si conferma un autore anche con questa amara commedia, anche con la complicità della bravissima Diablo Cody con cui ha formato una specie di accoppiata vincente già dal bellissimo Juno, la regia è schietta e acuta, e lo script è originale e coinvolgente, con un cast di attori bravissimi cosa chiedere di più da una commedia al giorno d'oggi?
DA NON PERDERE.



sabato 21 aprile 2012

Scoprendo Forrester

Un film maturo, coinvolgente, capace di far riflettere e sorprendere lo spettatore, senza dubbio è uno dei migliori film di Gus Van Sant, con un cast di alto livello tra cui spiccano Rob Brown che interpreta Jamall e Sean Connery, nel ruolo di Forrester.
Jamall è un giovane molto abile nel gioco del basket, nessuno sa che in realtà il giovane possiede il grande dono della scrittura, un giorno per poter fare a gara con gli amici e vedere con i propri occhi chi è l'uomo che li spia mentre loro giocano entrano di soppiatto a casa sua, ma nel modo di scappare Jamal perde lo zaino, non volevano assolutamente far niente di male, la loro era solo curiosità, una volta trovato il diario si accorge delle annotazioni, è l'inizio di un amicizia che cambierà in meglio la vita di tutti e due, non prima di entrare in una prestigiosa scuola per ragazzi speciali, giusta per accrescere le sue qualità di scrittore, lì conoscerà diversi ragazzi con cui farà amicizia, ma dovrà vedersela con un professore parecchio pignolo che gli darà filo da torcere, riuscirà a dimostrare che il racconto che ha scritto è farina del suo sacco e non come si dice qualcosa uscito con l'aiuto di una ispirazione arrivata da altre fonti? Il film riesce a fare riflettere sui continui pregiudizi, che si hanno dei ragazzi di colore che vengono da quartieri poveri, e disadattati, certe volte esistono persone che non sanno guardare aldilà del proprio naso, e credono che non è possibile che un ragazzo di colore sappia scrivere benissimo, e che siano capaci solo di farsi di coca o di fare rapine, è gente mossa da intolleranza, e da invidia perchè se dimostri di essere più bravo magari li sminuisci, allora cercano in tutti i modi di metterti i bastoni tra le ruote, l'amicizia tra Forrester e Jamal non è una semplice amicizia, è un percorso di vita che aiuterà entrambi a capire molte cose, un percorso di crescita intellettuale che sarà come un arricchimento per il ragazzo e una nuova speranza per il maturo scrittore, che vedrà compiuto il suo ultimo sogno.
Un film intelligente, scritto e diretto col cuore da un autore ormai con la A maiuscola qui siamo vicinissimi al capolavoro e lo si nota dalla semplicità con cui Van Sant riesce a cogliere ogni più piccola emozione, come se la storia che sta filmando stia accadendo mentre la guardi, non sono molti i film così, veri, appassionati, che ti parlano dritto negli occhi, straordinaria le scene in cui Jamal batte il professore che gli da filo da torcere e quando lo stesso, capisce che ormai deve mettersi da parte, perchè non vale più la pena lottare.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE




mercoledì 18 aprile 2012

La Metà Oscura

George Romero e Stephen King per la seconda volta insieme dopo il bellissimo Creepshow dove hanno scritto praticamente il film insieme, ma questa volta George trae spunto da un romanzo di King, La metà oscura, protagonista è uno scrittore che sin da bambino soffriva di atroci mal di testa, durante un operazione ci si accorge di avere un gemello, che non è stato assorbito dal corpo ma è entrato in testa, facendogli sentire suoni, e il canto di passerotti fino a quando non lo hanno rimosso, Thad Beaumont, da adulto diventa uno scrittore di successo, che firma con il suo nome romanzi seri e con il nome di George Stark romanzi di genere horror, un giorno un giovane scoperto l'imbroglio minaccia di rendere pubblica la cosa, e Thad decide di eliminare Stark, ma qualcuno non sarà d'accordo e i vecchi demoni, creduti seppelliti ritornano in vita.
Un film magistrale sul tema del doppio, girato da un Romero in grandissima forma, che qui si cimenta con un horror psicologico a tinte forti, dalla trama coinvolgente e dalla recitazione superba di Timothy Hutton, da non dimenticare anche Michael Rooker, per tutti gli appassionati di cinema di genere è l'indimenticabile protagonista di Henry Pioggia di Sangue qui nel ruolo del poliziotto. L'abilità di Romero sta nel giocare con lo spettatore fino alla fine sull'identità dell'assassino, che fino all'ultimo ti da l'impressione che sia Thad il colpevole, fino al colpo di scena, in cui l'identità di Stark viene fuori, ma non dico altro per non rovinarvi la sorpresa, perchè ve lo dico subito è un film prima di tutto da vedere e da assimilare, parecchio lontano dal bello, ma quanto scontato Secret Window, in cui finisce tutto sul più bello, ma qui alla cabina di regia abbiamo un maestro, e lo si nota dalla prima all'ultima scena che Romero sa cosa sta dirigendo, e soprattutto sa come vuole esprimerlo al grande pubblico, è senza dubbio uno dei suoi migliori film capace di tenere incollato lo spettatore dall'inizio alla fine, ed è sorprendente la sua capacità di tenere alta la tensione.
Come nelle migliori pellicole, non tutto è come appare, e non bisogna dare per scontato quello che vediamo, perchè quando le carte si rimescolano, il gioco diventa ancora più eccitante e pericoloso.
DA NON PERDERE.


martedì 17 aprile 2012

In Time

Andrew Niccol ritorna al cinema, con una pellicola dal sapore Dickiano, che ricorda molto Gattaca soprattutto per la struttura della trama, in un futuro prossimo gli uomini nascono programmati, con il tempo che gli resta da vivere che scorre nel loro braccio, l'umanità è divisa, da un lato abbiamo gli eletti, persone con un tempo di vita praticamente illimitato, e dall'altro i semplici umani, persone che possono vivere per un massimo di 25 anni, e il tempo viene usato un po' come una moneta di scambio,  tranne alcuni ladri del tempo che devono rubare ad altri il tempo per poter vivere di più, il protagonista è Will Salas (J Timberlake), che scoprirà tutto ciò la sera in cui incontrerà un ragazzo che verrà cercato da dei gangster che gli vogliono sottrarre il tempo che gli resta da vivere, ma il giovane riesce a scappare grazie all'aiuto di Will e gli regala il tempo che gli resta da vivere ovvero 110 anni, quando si vede morire tra le braccia sua madre, perchè non ha fatto in tempo a prendere l'autobus, decide di fare le cose a modo suo, va da un suo amico e gli regala dieci anni di vita, poi si imbatte nel quartiere dei ricchi, che sono le persone che hanno praticamente una vita illimitata, e qui incontra Sylvia Weis, (Amanda Seyfried),  figlia di un miliardario, che le aprirà gli occhi sulla situazione del mondo, e insieme faranno in modo di prendere in una banca un timer con un tempo superiore al milione di anni, non prima di aver affrontato il padre della ragazza, che era a conoscenza di quel tesoro, ma dovranno fare i conti con il custode del tempo, che sarà per loro una spina nel fianco per i due giovani.
Andrew Niccol rifà se stesso, con un film uscito con mille polemiche e da un accusa di violazione del copyright per la trama che è praticamente identica al romanzo Pentiti Arlecchino, disse l'uomo tic tac di Harlan Ellison, e ci sono somiglianze anche con un film con Christopher Lambert uscito negli anni novanta, Absolon, pubblicità negativa per una pellicola che malgrado la regia impeccabile, ha nella struttura della trama il suo punto debole, sa tutto di già visto e già vecchio, non c'è nulla di nuovo, infatti vi sono molte somiglianze con un altra pellicola di Niccol, ma migliore Gattaca, mentre lì, l'umanità era di visa in validi e non validi, qui è divisa in mortali e immortali, il gioco si ripete, solo con una trama differente, che nulla ha a che vedere con l'innovazione cinematografica, un film che non aggiunge nulla di nuovo, peccato.





La Caduta - gli ultimi giorni di Hitler

C'è una frase che provoca orrore e Hitler la urla con tutto il fiato che ha in corpo, ormai succube del suo egocentrismo, nonostante lui ha perso la guerra, nonostante il suo regime sta per cadere non si arrende e si aggrappa ancora al suo potere ormai in discesa, ormai è solo contro tutti, ed è come un Don Chichotte che combatte ormai contro i mulini a vento, ormai non c'è più niente da combattere, la guerra è praticamente terminata, eppure resta attaccato agli ultimi spiragli di potere e non si ferma, ecco la frase, Se la guerra è persa non mi importa che il popolo muoia, non verserò una sola lacrima per loro, non meritano nulla di meglio. E quel popolo che con tanto fervore lo ha seguito ora si ritrova succube di un pazzo, talmente attaccato al suo potere da non rinunciare, neanche quando gli sganciano le bombe, sono i suoi stessi uomini ad abbandonarlo a poco a poco al suo destino, ormai la guerra è persa, se rimangono con lui cadranno con lui, La caduta racconta proprio questi giorni, la fine di un epoca, di un orrore, ma soprattutto la fine del potere di un uomo, la cui decadenza viene raccontata in maniera intensa da un ispirato Olivier Hirschbiegel, che dirige un opera dal forte impatto emotivo. Hirschbiegel non si limita a facili sentimentalismi, ma sottolinea la fine di un regime, e soprattutto la fine di un ideologia che è stata seguita da molte persone, e soprattutto racconta un uomo, talmente preso dalla brama di potere da non voler guardare in faccia nessuno, lui sta fermo nelle sue idee, mentre il mondo va a scatafascio, è l'inizio della decadenza, che vedrà coinvolti nella fine, tutti i membri del terzo reich ormai ridotti a semplici macchiette che camminano sul filo del rasoio, siamo alla fine dei giochi, non ci sono alternative alla caduta, l'unica cosa intelligente da fare è arrendersi ai russi, il tutto è visto attraverso lo sguardo smarrito di una segretaria, che non sapeva assolutamente niente di cosa combinavano e che era stata assunta da pochissimo tempo.
Ormai ognuno prende le redini della propria vita, quando la nave affonda è meglio seguire i topini perchè loro ti mostreranno la strada per l'uscita, sono gli uomini di Hitler ad arrendersi per lui, gli altri, quelli che il nazismo lo hanno vissuto e vedono finite le ideologie in cui tanto credevano non vogliono vivere in un mondo dove non c'era Hitler, decidono di togliersi la vita, come fa Martha Goebble, che prima fa fuori i suoi figli piccoli, e poi si suicida con il marito, mi sembra giusto sottolineare che con gli orrori commessi dal nazismo sono morti sei milioni di ebrei, e che come ideologia ha portato all'olocausto, una delle cose più vergognose commesse dall'umanità, qui Hirschbiegel, sottolinea la caduta di colui che ha commesso queste atrocità Hitler, magistralmente interpretato da Bruno Ganz, attore straordinario che merita una menzione speciale, per aver saputo esprimere tutto l'odio di Hitler, odio che rasenta la psicopatologia deviante derivata dall'odio verso gli ebrei.
Un film magistrale, diretto da un autore ispirato e di talento, che non vuole essere tenero con Hitler, anzi semmai è il contrario, vuole che lo spettatore sappia, che Hitler fino alla fine non voleva arrendersi all'evidenza, non voleva fare la stessa fine di Mussolini, per questo ha deciso di suicidarsi quando finalmente si è accorto che non c'era più nulla da fare, insieme con la sua consorte Eva Braun, vuole che il pubblico sappia che ognuno ha abbandonato Hitler quando ormai si è capito che stava cadendo il suo regime, ormai era agli sgoccioli, e soprattutto vuole che si sappia che i corpi di Hitler e della Braun sono stati nascosti dai soldati nazisti che ancora erano accanto a loro.
Un opera ottima, che finalmente racconta i giorni della caduta di Hitler, un film coraggioso e diretto che tiene lo spettatore incollato allo schermo dalla prima all'ultima scena, non sono molti i film del genere ed è anche difficile al giorno d'oggi girare un film storico di questa portata senza cadere in inutili pateticismi, Hirschbiegel riesce laddove è riuscito anche Spielberg con il suo capolavoro assoluto, lui raccontava gli ebrei e la loro liberazione grazie a Shindler, mentre Hirschbiegel, raccontaa la caduta di colui che li ha perseguitati.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.



lunedì 16 aprile 2012

Hypnosis

Hypnosis parte bene, presentando già i protagonisti, tra cui un giovane, che lavora in una sala cinematografica come proiezionista, ma che soffre di continue allucinazioni e amnesie, in cui non ricorda i suoi ultimi dieci anni di vita, è in cura da uno psichiatra, con risultati modesti sulla sua diagnosi, a cercare di scoprire il suo passato e cosa celano i suoi ricordi ci pensa un amica di infanzia, figlia dello psichiatra che ha in cura, che con il suo compagno Isaia, ha scoperto una speciale cura per poter aiutare le persone come Christian, da qui si nota anche l'ambizione del medico, e il fatto che se l'esperimento con Christian riesce può farsi un nome e un prestigio in campo della psichiatria, così il ragazzo accetta di sottoporsi alla seduta, in cui lo ipnotizzano per scoprire cosa gli sia successo, da qui il film si perde in varie scene senza ne capo ne coda, che avrebbero potuto essere sviluppate meglio per scoprire qualcosa su Christian, per esempio non hanno sviluppato il rapporto che ha con la ragazza che inizialmente si capisce che Christian ha sempre avuto una cotta per lei, si nota alla fine e poi questo fatto viene messo da parte un po' troppo alla sbrigativa dai due registi. Si prende come esempio il grande cinema giapponese, che ultimamente ha dettato scuola al cinema occidentale, ma che ahimè anche con le migliori intenzioni noi non riusciamo a replicare, è un film confuso, privo di logica e intuizioni innovative, è come se i due autori hanno per le mani un soggetto appetitoso, ma non lo sanno sviluppare, e cosa ancora più grave non sanno dargli anima, durante le sedute di ipnosi si hanno delle buone idee, che legate tra loro sarebbero state un filo conduttore per scoprire l'intricata matassa che lega i protagonisti, questo non avviene, lo spettatore non riuscirà a scoprire il legame che c'è con i protagonisti della storia e soprattutto con il loro passato, nè scoprirà il motivo per cui la gente del luogo è tanto spaventata dalla ragazza. Il film è pieno di colpi di scena messi apposta per fare balzare lo spettatore dalla sedia, senza dargli il senso di compiacimento e capire il perchè Christian ha quelle allucinazioni? Cosa si cela nel suo passato? Perchè la gente ha paura della ragazza? Cosa nasconde? Ci troviamo di fronte a un soggetto che non viene esplicato a dovere, lasciando un senso di smarrimento nello spettatore con una profonda delusione, un occasione mancata per qualcosa che se messo nelle mani giuste avrebbe fatto faville, e si rimpiange ancora e come sempre il cinema horror giapponese.


domenica 15 aprile 2012

Quella villa accanto al cimitero

Continua il cinema di Fulci alla fabrica dei sogni, questa volta tocca al secondo capitolo della trilogia della morte, un horror che nonostante abbia ormai centrato il genere splatter e gore che sottolinea il cinema di Fulci, mi ha sorpresa molto, perchè non si tratta del solito horror Fulciano, ma questa volta il grande Lucio è riuscito a mescolare i suoi temi con il genere di cinema horror che prediligo, quello psicologico, ed ha azzeccato in pieno la formula cinematografica, ci troviamo dalle parti di uno degli horror per intenditori e detto da una che praticamente ha una predilizione per il cinema di genere, quasi maniacale direi che ci siamo, il film parte con una famiglia che ha comprato la villa e questa villa è vicino a un cimitero, ma strane presenze la infestano e il bambino riesce a percepire il pericolo che incombe, anche se i genitori come sempre non credono alle parole del bambino, che viene contattato da una bambina ancora prima dell'arrivo nella lugubre casa, la vede in un quadro appeso al muro e gli dice di non andare in quella casa facendogli segno di no con le dita.
Non appena arriveranno alla villa, una serie di incidenti legati a strane morti prendono il via, ma che succede? Perchè muoiono tutte quelle persone? Sembra che una strana maledizione sia legata alla villa, e finalmente dopo lo scetticismo iniziale anche i genitori del piccolo cominciano ad aprire gli occhi, scoprendo inquietanti verità.
Lucio Fulci, questa volta è più misurato nel dosare lo splatter e il gore, che è sempre presente e fa da cornice allo strano mistero che alleggia in quella villa e sui suoi abitanti, già nell'incipt possiamo assistere al primo delitto con due ragazzi che si addentrano nella villa maledetta, e che fa scattare la scia di sangue che inghiottirà poi molte persone che si addentreranno in essa.
Non ci sono morti viventi o altro, ma solo un mistero fitto e denso che verrà svelato solo alla fine del film, guardatevelo perchè questo è un film particolare nella filmografia fulciana, bisogna assimilarlo bene e gustarselo e lo stesso Fulci ne ricalca maggiormente l'inquietante fascino del luogo che farà poi da sfondo al destino del bambino.
DA NON PERDERE


sabato 14 aprile 2012

Paradiso Amaro

Il ritorno al cinema di Alexander Payne, è con una pellicola malinconica e amara, su un padre assente e un marito indifferente, che dopo un incidente nautico della moglie che è caduta in coma irreversibile decide di ricominciare a riallacciare i rapporti sia con la figlia più piccola che la figlia maggiore ribelle che si porterà dietro persino il suo fidanzato per non stare sola, a complicare la situazione c'è anche la scoperta che la moglie aveva una relazione extraconiugale con un altro uomo, e così decide di essere più presente nei loro confronti e imparerà a conoscerle, non senza i conflitti naturali che escono fuori tra il padre e la figlia maggiore che è scaturita anche dalla scoperta di un altro uomo nella vita della madre e che poi sarà il motivo per cui la ragazza è andata via di casa.
Un film difficile e complesso che Alexander Payne dirige con arguzia e intelligenza, non tralasciando mai il punto di vista dei protagonisti, che sono caratterizzati in maniera eccellente dagli attori protagonisti, tra tutti anche Clooney, che qui interpreta un uomo che deve fare il punto sulla sua vita e va verso i cinquant'anni come se dovesse trovarsi a un bivio, e scegliere la strada da percorrere, e non è affatto facile trovarsi in questa situazione, soprattutto non è facile riallacciare i rapporti con i suoi cari quando hai passato molto tempo della tua vita a non curarti di loro tutto preso dal lavoro e dagli impegni.
E' un film che mette in luce lo sguardo umano e i rapporti tra i familiari in maniera lucida, schietta, sincera e Payne ha fatto bene ad aspettare un po' di tempo prima di tornare al cinema dopo la rivelazione di Sideways, altrimenti ci sarebbero stati inutili e inopportuni confronti, è un opera matura e notevole, che rispecchia le scelte di esseri umani anche toccando temi come l'eutanasia e il diritto alla scelta se vivere oppure no, e le persone che stanno accanto a loro, dovranno conoscersi, accettarsi, scoprire pregi e difetti, e soprattutto dovranno imparare ad amarsi ci riusciranno?
APPETITOSO



venerdì 13 aprile 2012

Restless - L'amore che resta

Film che parla del confine tra la vita e la morte, degli affetti, dell'amore  e soprattutto del trauma delle persone che lasciano il nostro mondo e la difficoltà di chi resta a continuare a vivere, diretto da uno straordinario Gus Van Sant, che con questo film comincia una rassegna cinematografica che vi terrà compagnia ogni venerdì da questa settimana, in assoluto stato di grazia, e lo si nota scena dopo scena, la freschezza con cui è stato girato il film la si percepisce per tutta la durata, il film e mi sembra il caso di dirlo, è uno di quei piccoli ma grandi oggetti che ogni cinefilo vorrebbe degustare piacevole, fa riflettere sul senso della vita, Van Sant omaggia forse Harold e Maude? Pellicola piuttosto simile ma anche se differente, in quanto i due protagonisti della pellicola cult di Hal Hashby sono  un giovane che va ai funerali che si innamora di una vecchia che gli  fa ritrovare il gusto per la vita, qui il protagonista Enoch, che vive sempre con il dolore per la perdita dei suoi genitori, dolore che non è riuscito a superare, incontra Annabel, una ragazza malata di tumore che ha bisogno di continue trasfusioni, sarà per lui un viaggio alla ricerca di se stesso, e troverà il coraggio di superare il dolore per la morte dei suoi genitori grazie al fatto che lui si innamora di Annabel, e capirà quanto importante sia il valore della vita, e soprattutto dell'amore.
Un film che a dispetto delle tematiche pessimistiche l'ho trovato molto ottimista, sincero, semplice e schietto, ma anche naturale e realistico nel descrivere la nascita dell'amore e il bello della vita, perchè la vita la si vive, la morte è solo il passaggio a un altra vita, e Van Sant lo descrive in maniera lucida, sincera, e parla al suo pubblico raccontando la sua storia, che è tratta da una piece teatrale dell'attore Jason Lew, concepita per il teatro, ma tradotta per il grande schermo grazie all'interessamento di Bryce Dallas Howard che è stata collega di college di Lew, e che ha prodotto il film grazie alla Image entertainment di proprietà di suo padre e Brian Grazer, nonostante ciò Van Sant non rinuncia al gusto di portare sullo schermo una storia bellissima che mi ha tenuto piacevolmente incollata allo schermo nei quasi novanta minuti di film.
E' un film che trasmette la maturità del suo autore, Van Sant ha voluto fare un film semplice e ci è riuscito in pieno, tra le scene migliori cito quella del cimitero in cui Anoch vuole fare a pezzi la tomba dei suoi genitori e urla, sbraita perchè non è riuscito a dargli l'ultimo saluto, quella scena è il culmine del film, ma è anche una catarsi che serve al giovane per ricominciare il suo cammino e andare avanti nella vita.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE




mercoledì 11 aprile 2012

Monkey Shines - Esperimento del terrore

Film poco amato da Romero, anche perchè a mio parere si allontanava dallo stereotipo del terrore che vigeva allora, eravamo negli anni ottanta, in piena era Alien, e un film con una scimmia protagonista che terrorizzava è stato  - a mio parere ingiustamente - un po' sottovalutato sia dalla critica, dal pubblico che dal suo stesso autore, e, come spesso accade, è il tempo a sottolineare il valore di un opera cinematografica, che è tutt'altro che di bassa qualità, anzi, direi che è pur non toccando i vertici del capolavoro, un buon film, un ottimo film, capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo dall'inizio alla fine, e vi pare poco? Ieri sera visionandolo sono riuscita a constatare che in quegli anni per fare un buon film horror che tocchi l'alta tensione, in quegli anni bastava veramente poco, inventiva, narrazione, recitazione, e una macchina da presa, oggi alcune cose non riusciamo proprio a farle, eppure basta davvero poco, no anzi, ci vuole talento.
Possibilmente a causa di tensioni con le case di distribuzione cinematografiche, il film non è stato compreso, e come spesso accade se è un ottima opera cinematografica, va sempre rivalutata con il tempo. E io oggi la voglio rivalutare, si perchè è stato un film che mi ha colpito molto, soprattutto perchè sottolinea, fino a che punto ti puoi spingere con gli esperimenti? Dove finisce il buon senso e comincia l'abominia? E' possibile dare a un animale le stesse facoltà intellettive di un essere umano? E se si quali sono le conseguenze del caso? Romero riesce nonostante tutto a raccontare questo confine inchiodando letteralmente lo spettatore alla poltrona, facendolo respirare con Ella, la scimmia protagonista, quando compie i suoi crimini trasportandolo nel terrore puro, ma andiamo al film, che racconta di Alan un giovane studente di legge che viene investito da un automobile e diventa paraplegico, conseguenze, la ragazza lo lascia, e si trova succube di una madre petulante e di una infermiera antipatica, in suo aiuto arriva un amico scenziato, che senza dirgli niente ha fatto un esperimento sulla scimmia Ella che gli ha dato in affidamento per dargli una mano, conoscerà anche una ragazza di cui si innamorerà e che sarà l'addestratrice di Ella, l'esperimento è iniettare un siero fatto con il cervello umano alla scimmia dandogli le facoltà umane, sarà l'inizio di un incubo senza possibilità di recupero, che porterà il giovane a fare delle scelte drastiche, e a scoprire la verità sul suo stato di paralizzato, sarà l'addestratrice della scimmietta a dargli la forza di reagire e di andare avanti e di sbrogliare l'intricata matassa legata alle strane morti delle persone che gli stanno vicine, ci riuscirà?
Un piccolo grande film da collezionare, e soprattutto da rivalutare e  da non perdere.