domenica 29 agosto 2010

Il Sesto senso

Da molti considerato il miglior film di M. Night Shyamalan il sesto senso uscì all'alba del terzo millennio, a differenza di molti film del genere sui fantasmi si differenzia in molti punti, punto primo non è  un horror, e questa è la cosa più interessante, punto secondo protagonista della storia è un bambino Cole (come in shining, anche se qui si parla di tutt'altra cosa) che possiede il sesto senso del titolo del film, cioè ha la facoltà di vedere i morti, ma il film non comincia così perchè dietro c'è tutta una storia approfondita dalla figura di uno psicologo con il senso di colpa per non aver aiutato un suo paziente (un bravissimo Bruce Willis) che dopo aver festeggiato con la moglie l'ennesimo premio ricevuto per il suo lavoro è vittima di una sparatoria per mano di un sociopatico entrato in casa sua, per chi allora riuscì ad intuire ciò che era successo è stato molto intelligente, comunque Shyamalan allontanandosi dal genere horror rivela una scelta azzeccatissima, (se fosse stato un horror non sarebbe stato credibile) i fantasmi che reclamano l'aiuto di Cole non sono creature malvage, anzi, sono persone che chiedono il suo aiuto per magari rivelare e portare alla luce come sono morti, come nella bellissima scena della bambina che vomita sotto la sua tendina e poi dice ora sto meglio, Cole insieme a Malcolm (Willis) si recano a casa della bambina che a proposito lui rivede ancora nella stanzetta e le porge una scatola con una videocassetta che dimostra la causa della sua morte per mano della madre affetta da sindrome di Munchausen, particolarmente emozionante anche la scena in cui Cole rivela alla madre di vedere la nonna scomparsa e che era presente quando ha fatto il saggio di danza, e che la risposta alla sua domanda se era o non era fiera di quello che faceva era ogni giorno, bravissima Toni Collette che sembra piangere sul serio anche quando abbraccia suo figlio Cole (Hailey Joel Osment), la soluzione all'intricato mistero non ve la dico anche perchè è giusto che siate voi ad indovinare chi è in realtà Malcolm e perchè parla sempre e solo con Cole e mai con le persone che gli stanno intorno, un piccolo capolavoro da collezionare sicuramente.

giovedì 26 agosto 2010

Lady in the Water

Lady in The Water è un film commovente, che parla di un antica fiaba della buonanotte, un film dove la piccola comunità di un condominio viene risvegliato da Story una Narf, ovvero una ninfa del mare che viene ospitata da Heep che del condominio è il custode, Heep è un uomo che crede di non avere speranze e vive del rimpianto per la morte della sua famiglia per mano di un uomo che è venuto a rubare in casa sua durante una sua assenza e di questo ne sente la colpa, l'arrivo di Story risveglierà in lui sia il bambino che credeva perduto, sia una parte di lui che non sapeva di avere, ma Story come dice una vecchia leggenda che viene raccontata all'inizio del film da Ninfa è venuta a portare un messaggio a un uomo che sta scrivendo un libro (lo stesso regista Shiamalan compare nel film nel ruolo dello scrittore) dopo di che deve tornare nel mondo azzurro dalla sua gente, ma il suo cammino è minacciato dallo Scrat, una creatura che uccide le Narf per impedire loro di compiere la loro missione.

Lady in The Water è un film che parla di una antica leggenda, ma è anche un film che parla di fede, e di come le fiabe raccontate avvolte possono racchiudere delle verità che l'uomo non immagina nemmeno possano esistere nella vita e nella realtà, ma è anche un film che parla di fede e di speranza, un film dove creature fantastiche incrociano gli umani per mostrare il loro cammino, bravissimo Paul Giamatti, altrettanto brava Bryce Dallas Howard (qui al suo secondo film con Shyamalan dopo Village) che diafana e mistica sembra davvero una creatura arrivata da altri mondi, Shyamalan che con la sua regia non perde mai di vista le vite dei suoi protagonisti e la loro psicologia, mi è piaciuta molto la cinesina che parla con la madre per raccontare la fiaba della buonanotte, soprattutto quando lui con la bocca sporca di latte si accuccia come un bambino per ascoltare la fine della storia, alla fine quel condominio riesce ad ascoltare il richiamo della Narf e tutti ne rimangono conquistati ed estasiati, compreso lo scrittore

Ma l'emozione più grande arriva quando Heep prende coscienza di se e del suo ruolo per riportare Story a casa e salvarla dalla ferita dello Scrat, deve far pace con il suo passato e far modo che il suo passato faccia pace con lui.

In conclusione, un piccolo grande film da var vedere sia ai grandi che ai piccini per insegnare loro il valore della fede e delle cose perdute e dimenticate, ma soprattutto per non dimenticare quelle piccole grandi storie che racchiudono in se il grande dono della fantasia e dell'immaginazione che si chiamano fiabe.

Da non perdere assolutamente.

martedì 17 agosto 2010

Tutto su Mia Madre

Può un film dalla trama tanto semplice essere un capolavoro assoluto? La risposta è SI se quel film si chiama tutto su mia madre. Ma tutto su mia madre è molto di più, innanzitutto è un omaggio alla femminilità e soprattutto alla maternità, e mi stupisco che un uomo sia stato capace di tanta sensibilità come lo è stato Almodovar (per altro uno dei migliori registi iberici) al centro di tutto una madre, una donna, la cui vita si incrocia per un istante con quella di un attrice lesbica che ha un rapporto tormentato e conflittuale con la sua amante; Manuela prova il dolore più grande che a una madre possa capitare, la morte del figlio in un incidente, durante un giorno di pioggia, mentre attraversa la strada per chiedere un autografo alla sua attrice preferita, che in quel periodo interpreta a teatro un tram che si chiama desiderio, opera per altro che viene citata spessissimo durante tutto l'arco del film, la scena di per se è drammatica, impossibile non restare colpiti, impossibile dimenticarla, Almodovar prende la sua mdp e ci rende partecipi del trapasso di una vita, lo spettatore non rimane impassibile, ne subisce il dolore lui stesso, dopo questo evento traumatico, Manuela intraprende un viaggio alla ricerca del padre di suo figlio, ora travestito, per dargli la drammatica notizia, qui reincontra l'attrice lesbica e un gruppo di donne, tra cui una suora laica che aspetta un figlio dal padre del ragazzo morto che è malata di aids e sta per morire.
Se in un certo senso si prova un dolore lacerante e straziante, la compagnia di quelle donne, ora dolci, ora bizzarre, ora trasformate, farà riaccendere la fiamma della speranza in Manuela per ricominciare a vivere, un grandissimo film, un omaggio alla donna e alla madre, ma soprattutto un canto alla tolleranza che almeno per me è un capolavoro assoluto nella storia del cinema.

domenica 15 agosto 2010

Piaceri incoffessabili #1

Mi Chiamo Sam

Molti lo classificherebbero come un film strappalacrime, con una regia piatta e asciutta, e bla bla bla, io ho sempre pensato che se un film sa donare emozioni per prima cosa è capace di parlare al suo pubblico, proprio come succede con Mi chiamo Sam dove un attore bravissimo Sean Penn appunto con l'interpretazione del padre ritardato Sam superi addirittura il grandissimo e carismatico Dustin Hoffman in Rain Man, ma non tanto per l'interpretazione in se, ma per le emozioni che riesce a suscitare, da notare il cameo di Laura Dern, molto tenera soprattutto verso la fine.







  The Cell

Possiamo dire tutto quello che vogliamo, che è un lunghissimo spot pubblicitario, (Tarsem viene dalla pubblicità) che Jennifer Lopez non è credibile come scenziata  e tanti altri motivi, eppure The Cell personalmente a me è piaciuto per le straordinarie scenografie (molto inquietanti) e per l'orrore che fuoriesce quando entra nella mente dell'assassino, teorie fantascentifiche apparte, credo che veramente certe inquadrature fotografiche sembrano dei quadri davvero impressionanti, perchè Tarsem allontanandosi dallo stereotipo del Thriller ne fa un film alla sua maniera (forse anche usando la fama di Jennifer Lopez) resta comunque un film riuscito solo a metà che non ha nulla a che fare con veri capolavori del genere come Il silenzio degli innocenti o seven.



Killing Me Softly

Per Killing Me Softly il discorso è diverso, mi piace perchè pur non essendo un buon film ha delle cose che mi hanno attratta, un attrazione fatale, il dubbio, il mistero, scene erotiche davvero accattivanti, ma ahimè tutto finisce lì, peccato che poi  arriva la doccia fredda finale (SPOILER - non leggete se non l'avete visto) che a mandare le lettere era colei che credeva la sorella e qui c'è tutto l'ambaradan che non centra niente con il film per altro tratto da un romanzo Bollente di Nicci French, spero di trovarlo perchè sicuramente sarà migliore del film in se...
Da vedere solo per la presenza di Heather Graham e Joseph Fiennes il cui personaggio tutto fa pensare tranne che poi...beh mi capite no? XD 

sabato 14 agosto 2010

Autofocus

"Un giorno senza sesso è un giorno sprecato"

Con questa frase che riassume la dipendenza dal sesso di un attore famoso quali era Bob Crane, si riassume il dramma di un uomo ritrovato morto assassinato una mattina e il cui colpevole del delitto (che si capisce il regista sospetta sia stato il suo compagno di festini a luci rosse John Carpenter - non il regista - ma un tecnico dei primi videoregistratori).
La storia inizia negli anni sessanta, con momenti di colorata allegria noi vediamo Bob Crane che è un DJ molto famoso e apprezzato soprattutto alla radio, sembra una perona normale, coi suoi pregi e difetti, ha una bella moglie, dei figli, diciamo che è il classico sogno americano, e anche lui dall'aspetto e dai modi gentili sembra un gran bravo ragazzo, nessun vizio nessuna mania, anzi forse qualcuna mania, quella di collezionare foto di donne nude fatte da lui stesso...
Ben presto la tv lo chiama per un serial tv Hogan's Heroes e diventa uan vera celebrità e da questo momento che incontra il misterioso e inquietante John Carpenter che lavora alla sony al progetto dei primi lettori di nastri magnetici poi trasformati in videoregistratori, una vera discesa agli inferi che lo porterà alla morte.
Schrader firma un film interessante, con una regia approfondita e una sceneggiatura scritta benissimo (bellissimi i piani sequenza onirici verso la fine dove la vita privata si mischia con il suo lavoro
accentuati da una tensione che cresce man mano che si arriva alla fine) Schrader non critica il suo protagonista ma ne fa un ritratto onesto e per nulla superficiale, delineandone il lato oscuro che vive in lui come in ognuno di noi, e sottolineandone le trasgressioni, le debolezze e le difficoltà che affronta anche con  i suoi familiari, bravissime anche le attrici comprimarie (Rita Wilson e Maria Bello) che interpretano le rispettive mogli, straordinario Willem Dafoe che ci regala un personaggio fintamente bonario ma inquietante al tempo stesso
Da Non perdere.

Intervista ad Arwen Lynch

Ecco che Arwen ne pensa a un altra delle sue, in tutti i blog di cinema si leggono recensioni, si lasciano commenti, si aprono dibattiti etc etc etc...mai e dico mai nessun blogger ha avuto il coraggio diciamo così di farsi intervistare da coloro che lo seguono, ci ho pensato io, tanto per stare a tu per tu e conoscerci meglio, come intervistarmi? vi lascio il mio link del profilo di facebook per chi vuole intervistarmi può farlo benissimo tramite i messaggi privati o se vuole può aggiungermi agli amici...

e se vuole anche avere la sua intervista pubblicata qui alla fabrica basta che lo dica ^^


un saluto a tutti coloro che mi seguono con affetto e Buon Ferragosto, ehi ehi ehi, tranquilli ora scrivo una rece XD






domenica 8 agosto 2010

La Pianista

Michael Haneke dirige un opera disturbante, con il suo consueto stile, bravissima Isabelle Huppert nel ruolo di un insegnante di piano dalla doppia vita che incapace di rapportarsi con gli altri e succube di una madre che la sopprime con la sua personalità trattandola come una bambina di cinque anni quando ha ormai superato la quarantina, come insegnante è crudele e detesta i suoi allievi, in particolar modo una studentessa che è molto brava con il piano forte (arriva persino a metterle dei pezzi di vetro nel soprabito e ferirla).
E' un film disturbante per molte ragioni, la prima che quando comincia hai la sensazione di stare vedendo un film differente da come te lo aspettavi, la seconda è quella di avere davanti il ritratto di un essere umano malato,  assolutamente fuori di testa, pieno di manie e di perversioni come masochismo e feticismo verso la pornografia e come addirittura verso il voyerismo, e proprio per la complessità di un ruolo come questo non c'è stata scelta più azzeccata di Isabelle Huppert (già vista in altri film anche di Claude Chabrol autore con cui lavora spessissimo), Erika (la Huppert) dopo l'incontro con Walter un giovane che vuole prendere lezioni da lei e che si innamore, si ossessiona di lui e inizia una relazione patologica e malata tutto per soddisfare le sue fantasie malate, un film notevolissimo, da cui spicca una regia controllata ma efficace che sottolinea anche attraverso le luci, le musiche un angoscia palese tanto da sentirla a fior di pelle, l'unica pecca, se questo film ne possiede qualcuna è quella di non esporsi molto sul perchè delle perversioni di Erika, per il resto è un opera davvero da collezionare.

Fucking Amal

Opera prima di Lukas Moodyson autore del bellissimo e disperato Lilya 4ever Fucking Amal è una commedia delicata, che parla d'amore, ma non la classica commediola adolescenziale, in cui si innamorano un ragazzo e una ragazza, ma il percorso sentimentale e di consapevolezza di una ragazza che per scherzo fa una scommessa con la sorella che bacerà un'altra ragazza di cui si dice in giro sia lesbica, quel gesto fatto per scherzo si rivela rivelatorio per lei che si scusa subito dopo, qui Moodyson esplora l'universo adolescenziale in maniera realista, le persone che si vedono in questa opera (per altro scritta e diretta benissimo) non sono truccate, non c'è nessuna montatura a riguardo sono vere, i loro sentimenti si possono palpare, se in un primo tempo la sorpresa di amare una persona dello stesso sesso è una sorpresa, man mano che passano i giorni (nel frattempo le ragazze si sono date un appuntamento che non avverrà) si ha paura di rivelarsi e di esporsi in giro negli altri, e qui Moodyson è bravissimo nel sottolineare gli stati d'animo delle due protagoniste, poi sottolinea i ritratti di coloro che vivono intorno alle ragazze, gli amici, la famiglia, etc...
Un film bellissimo ma soprattutto delicato, e ultimamente con alcuni filmetti di cassetta si è perso un po' lo spirito di un certo cinema, non impegnato, per carità ma di un cinema che parla d'amore sinceramente nella maniera onesta e pulita da antologia la scena finale, dove finalmente chiuse in bagno decidono di uscire allo scoperto, scusate lo spoiler ma in questo caso era d'obbligo.
Assolutamente da vedere e collezionare.