martedì 25 agosto 2009

Blood Simple


Esordio alla regia dei fratelli Coen, che dirigono un noir disturbante, in cui non tutto è come sembra, un uomo sospetta che la moglie lo tradisce, così ingaggia un investigatore privato per avere le prove, una volta ottenute vuole vendicarsi del torto subito, ma l'investigatore, dopo che ha ottenuto i soldi, pensa bene di uccidere l'uomo per far si che la colpa ricada sulla moglie truccando le foto dei delitti, ma la verità viene sempre a galla...
I Coen esordiscono con un Thriller disturbante, e ricco di colpi di scena, già si nota il loro gusto delle citazioni e soprattutto, la rilettura del cinema classico tanto caro a questi due cineasti, è un opera prima, ma dalla fotografia grezza, dal montaggio e dai colori oscuri, si nota lo stato d'animo dei protagonisti, è ancora un opera grezza, non al livello dello splendido l'uomo che non c'era, ma sicuramente d'alto livello per chi ama il noir e il Thriller, si nota una giovanissima Frances McDormand nel ruolo della moglie accusata ingiustamente, ma anche gli altri attori sono bravi, a cominciare da Dan Hedaya e M. Emmet Walsh, la sceneggiatura è ottima senza dubbio come il montaggio e la fotografia, ma forse è proprio questo essere grezzo il punto di forza di questo film, perchè un noir non può avere tinte pastello...
Naturalmente toccherà alla moglie fedifraga, risolvere il complicato intreccio e scagionarsi per uscirne viva.
da collezionare.

venerdì 21 agosto 2009

Il Decameron

Un esplosione di vita, e di gioia, in un opera di grandissimo valore artistico e culturale, un film sperimentale tratto dalle novelle di Boccaccio, che è il primo capitolo della trilogia della vita di Pasolini, recitato da attori non professionisti in dialetto, il film presenta un erotismo audace, che si allontana dall'idea di erotismo vitale di Boccaccio e della sua opera letteraria, anzi direi che Pasolini stesso si allontana dall'opera Boccaccesca, facendone un opera personalissima, un opera d'arte...
I volti grotteschi, i denti mancanti, sono caratterizzazioni che pasolini ha voluto lasciare nella sua opera, pensando di esprimere vitalità pura, ed è proprio questo che incanta lo spettatore, ovviamente il film è un capolavoro sotto ogni punto di vista, ricchissima di ottimismo e d'amore, perchè è l'amore il punto cardine per rappresentare la vita, e Pasolini lo sottolinea nel suo Decameron in ogni fotogramma...

I Tenenbaum

Il manifesto del film tuona, in ogni famiglia c'è la pecora nera, in questa lo sono tutti!!!
E' l'incipt della più intelligente parodia all'istituzione familiare del terzo millennio diretta da un ispirato Wes Anderson che qui dirige la sua opera migliore.
Royal Tenenbaum dopo tanti anni di assenza cerca di riconquistare i suoi familiari, ma si ha l'impressione che ogni componente della famiglia non ne vuole sapere di lui, la moglie, ha una relazione con un afroamericano, la figlia adottiva fuma come una ciminiera e passa da un uomo all'altro, un figlio rimasto vedovo (bravissimo Ben Stiller) è in perenne paura che ai figli gli capita lo stesso incidente che ha ucciso la moglie, un altro figlio è in depressione...ma questi sono i geni, lunatici, sornioni, disincantati ma anche psicologicamente instabili.
Anderson presenta il ritratto di una famiglia che una ne pensa e cento ne fa, interpretata da un gruppo di attori al loro meglio e molto diversi tra loro tanto da non sfigurare accanto a vecchie volpi come Gene Hackman, e Angelica Houston, anche Gwyneth Paltrow se la cava bene nel ruolo di figlia adottiva depressa...
In conclusione, un opera attraente e sorniona, contornata con le musiche dei Beatles e pezzi di musica classica, da antologia il prologo iniziale e la corsa di nonno Royal con i nipoti per sgraffignare qualche frutta per conquistarli...
Anderson ci mostra che la famiglia nel bene e nel male è sempre il nostro rifugio, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, da collezionare.

Hedwig, la diva con qualcosa in più


Dalla trama potrebbe sembrare il solito film rock sul glam, e invece no, il film tratto da una piece teatrale scritta dallo stesso Mitchell, è originale, divertente, in una parola un film da sballo...nel vero senso della parola, John Cameron Mitchell nei panni di Hedwig, singer che più che un travestito è una vera e propria drag queen, offre una performance che da sola vale la visione del film, il tutto condito con animazioni che danno il tocco ironico alla storia, accanto a lui/lei alcuni musicisti tra cui l'ultimo boyfriend che l'ha mollato per farsi una carriera, da questa rottura nasce la voglia di ricominciare di Hedwig, che in alcuni flashback assistiamo alla sua vita, inframmezzata da ricordi d'infanzia e animazioni che sanciscono i periodi storici, primo fra tutti la caduta del muro di berlino.
Mitchell dirige un opera intelligente, mai banale, capace di tenere lo spettatore seduto sulla poltrona e di farlo divertire un mondo, un film colorato, malinconico, rock, da sballo, urbano e chi più ne ha più ne metta, Hedwig, è una gioia per gli occhi e per le orecchie di tutti gli appassionati di cinema e anche di musica!

martedì 18 agosto 2009

Solaris


Kris Kelvin, a casa del padre riceve un suo collega che gli fa vedere il nastro dove un altro collega narra gli strani avvenimenti avvenuti sul pianeta Solaris, che ovviamente gli sono costati la carriera, così lascia la casa paterna e si mette anch'egli in viaggio per Solaris, dove scopre che l'oceano del pianeta è in grado di materializzare i ricordi e le persone della nostra vita, su Solaris Kris reincontra Hari, la moglie morta suicida, ma non è la vera moglie è solo la materializzazione del suo ricordo, effettivamente è uno strano evento, così cerca di capire qualcosa, come prima reazione la allontana, non accorgendosi che più lui l'allontana, più lei si lega a lui, ma è l'oceano di Solaris a materializzare angosce e paure umane, così come devono scontrarsi con l'aridità e il cinismo degli altri colleghi rimasti nella stazione orbitante di Solaris...
Tarkovskij dirige un film, profondo, ricco di significati poetici, ma anche straordinario dal punto di vista della ricerca umana di qualcosa di sacro, di qualcosa che ci fa tornare indietro per rimettere a posto le cose con coloro che abbiamo amato, di fare i conti con il nostro passato e di migliorarlo, l'acqua, elemento molto presente nel cinema di Tarkovskij, specialmente in questo film è una protagonista fondamentale, che riempe i vuoti dell'anima, e i vuoti esistenziali umani, ingiustamente presentato in occidente come la risposta sovietica a 2001 odissea nello spazio anche se con il capolavoro di Kubrick non ha niente in comune apparte il solo pregio di presentare una fantascienza più adulta, ha però avuto rispetto al film Kubrickiano alterna fortuna, ma resta un opera commovente e di altissimo valore artistico, il film è tratto da un romanzo di Stanislav Lem, rifatto poi da hollywood da Soderberg, comunque vi consiglio il film originale che è un capolavoro.
Una delle scene migliori è senza dubbio quella della levitazione in cui Hari e Kris si abbracciano sulle note di bach che si sentono spesso nel film.

M - Il mostro di Dusseldorf


Più di un film thriller è un film inquietante, Lang dirige uno dei primi Thriller, capolavori della storia del cinema, ma sceglie di filmare il tutto secondo l'onda del cinema espressionista tedesco, di cui questo film è uno degli ultimi del movimento, basta un ombra per terrorizzare lo spettatore, un ombra che ovviamente divide in due la personalità dell'assassino di cui vediamo all'inizio come una persona apparentemente normale, anzi affidabile, un tipo qualunque, il tocco geniale della pellicola sta nel mischiare orrore con la frenesia della ricerca del colpevole, che sarà per la cittadina di Dusseldorf, quasi come una caccia alle streghe, ogni persona che avvicina bambini può essere il colpevole, e ce ne vorrà prima che pescano la persona giusta.
Un opera di grande impatto che ha il pregio di ipnotizzare lo spettatore risucchiandolo nell'incubo, grazie anche alla fotografia che non mostra nulla, perchè basta una semplice ombra per far scattare il timore nello spettatore, e anche a un montaggio innovativo, vedesi la scena del palloncino, fanno di M uno dei capolavori della storia del cinema.
Mensione speciale ovviamente a Peter Lore, nel ruolo dello psicopatico, talmente credibile nella parte da risultare veritiera la sua recitazione naturale e mai impacciata.

mercoledì 12 agosto 2009

Una Storia Vera


Per la prima volta David Lynch, dirige un film solare, molto diverso dal suo stile, scritto dalla sua compagna di allora Mary Sweeney, e tratto da come dice il titolo italiano da una storia vera.
E' la storia di Alvin Straight interpretato da un magistrale Richard Farnsworth, che ha passato un intera carriera a fare lo stuntman, Lynch gli da la notorietà con il ruolo di Alvin Straight, un anziano che ha molte cose da farsi perdonare specialmente da suo fratello con cui non parla da dieci anni e con cui si vuole riconciliare, visto che il fratello è stato colto da un infarto.
Lo scenario dipinto da lynch è pacifico, la fotografia della campagna americana sembra un dipinto dei quadri di monet, e la colonna sonora firmata badalamenti è sobria ma carica d'emozione, un aspetto solare che è un ottimo esperimento cinematografico oltre che un omaggio alla vita e all'amore tra fratelli, un film che potrei definire new age, ma sarebbe un parolone grosso perchè David Lynch da grande artista sa cogliere le emozioni dello spettatore e dipingerle sullo schermo, un film lineare, ma carico di emozioni, in questo lo trovo molto vicino alle opere di Ingmar Bergman.
Lynch sa cogliere la vita in tutto il suo splendore, una delle scene migliori del film è quando Alvin incontra la ragazza incinta e le racconta i ricordi di quando i suoi figli erano piccoli, o quando le parla di Rose interpretata magistralmente da Sissy Spacek in un ruolo che avrebbe meritato più di un riconoscimento sua figlia che si occupa di lui, a cui le sono stati tolti i figli, non c'è un giorno che lei non pianga per quei bambini.
Insomma un lynch molto vicino alla vita vera che ha saputo cogliere ricordi e rimpianti di una cosa chiamata amore, che sia amore filiale o fraterno lo spettatore le sente palpabili sulle sue mani.

venerdì 7 agosto 2009

Teorema

Uscito in piena rivoluzione sessantottina Teorema è un film arrabbiato, anzi direi incazzato nei confronti della borghesia, possiamo chiamarlo provocatorio? Non direi, Possiamo chiamarlo acido? Neanche, di certo è un film che non lascia indifferente lo spettatore, soprattutto per certi particolari che mettono in risalto la demolizione della borghesia fine a se stessa, e soprattutto l'ambiente in cui vive, un ambiente asettico, vuoto, incentrato tutto sull'apparire, come nel bellissimo inizio, dove si vedono i capannoni di un azienda e l'intervista al padrone, dopo l'intervista l'attenzione si sposta sulla famiglia proprietaria dell'azienda, la lussuosa dimora è circondata da gente che chiacchiera del più e del meno, all'improvviso un postino invia un messaggio, e con questo messaggio arriva anche un misterioso ospite che senza apparente motivo alcuno attrae tutti i membri della famiglia che hanno rapporti sessuali con lui, la prima è la serva, che viene salvata dopo un tentativo di suicidio e poi la possiede, la sua presenza in quella casa è strana, quest'ospite non parla mai, ma si comporta all'opposto di tutti i membri della famiglia, è un ragazzo schivo, e passa la maggior parte del suo tempo a leggere l'opera omnia di Rimbaud, ma come è arrivato, così senza un apparente motivo richiamato dallo stesso postino il giorno dopo se ne va, se la serva fa penitenza e chiede perdono a Dio per aver fatto l'amore con l'ospite, i membri della famiglia borghese prendono la strada opposta, cercando un senso del proprio io, odetta la figlia, si chiude in un isterico autismo ed entra in manicomio, il figlio si improvvisa pittore di quadri assurdi e ce l'ha con il mondo intero e il vuoto che lo circonda, la madre prima era monogama ora fa sesso con chiunque, il padre, si spoglia alla stazione completamente rinunciando alla sua azienda a tutto quanto, e come san francesco vaga fino ad arrivare in un deserto (che compare diverse volte durante il film) dove urla senza un perchè, impotente, solo, nudo, vuoto.
Pasolini disegna una borghesia che vive riflessa nei suoi riti, incapace di continuare a vivere quando qualcuno li inserisce fuori dagli schemi sociali e individuali, la loro vita non sarà più quella di prima, infatti come un angelo sterminatore ha distrutto il precario equilibrio di vite vuote, incentrate sul benessere e sul consumismo, un grandissimo film, un esempio di grande cinema come i registi arrabbiati sanno fare, e che ahimè non ce ne sono più, film ingiustamente ha creato scandalo definendolo reazionario, non comprendendo che pasolini non deride la borghesia, con questo film la demolisce letteralmente, raffigurando la perdita dell'identità di una classe non appena si scontra con l'altro, cioè con qualcuno di estraneo e diverso da loro.
Magistrale.

The Tango Lesson


The Tango Lesson, è un più che un film, è il documentario sulla storia di una passione per la danza, narrato divinamente da una Sally Potter in stato di grazia, in scena proprio lei Sally, regista in crisi ispirativa che scrive una sceneggiatura sull'omicidio di alcune modelle che vediamo in flashback a colori, la sua è una sceneggiatura che non si traducerà mai in un lungometraggio, allora una sera entra in un locale dove si danza il tango e ne rimane folgorata, soprattutto rimane folgorata da Pablo Veron, che le darà delle lezioni di tango e imparerà a ballare, e così danza e cinema si incontrano e si scontrano, da una parte c'è Sally la regista che deve avere tutto sotto controllo, dall'altra Pablo, il ballerino che segue la musica e i suoi passi, tra i due nasce l'amore ma anche delle contraddizioni tra arte, e vita, possono due mondi così diversi vivere semplicemente una storia d'amore? Perchè no? Infondo gli opposti si attraggono, bellissimi i numeri musicali, come anche la fotografia in bianco e nero che dona il tocco di mistero in più alla storia rendendola intrigante, molto bravi gli interpreti soprattutto l'autrice che dimostra di saper ballare il tango con una leggerezza come usa la cinepresa, correte a vederlo.


domenica 2 agosto 2009

L'uomo senza passato

Probabilmente uno dei migliori film che ho visto quest'estate, intenso, nostalgico, un inno alla solidarietà e all'altruismo, protagonista un uomo che dopo essere uscito dalla stazione di Helsinki viene brutalmente picchiato da dei vagabondi viene trasportato in ospedale dove viene dato per morto, una volta che i dottori si allontanano lui scappa via e si fa trovare disteso in campagna, una famiglia povera lo accoglie e lo nutre, ma si accorge di non ricordare più nulla di se stesso, nemmeno il suo nome il che complica ulteriormente le cose, che ovviamente miglioreranno perchè le persone umili che ha conosciuto fanno di tutto per aiutarlo e non farlo sentire solo, naturalmente cerca in tutti i modi di svolgere una vita normale, ma non ricordando il suo nome non riesce a compilare i documenti nè ad aprire un conto in banca, In questo frangente conosce e si innamora di Irma, una volontaria che distribuisce abiti ai poveri e ai barboni, le cose si complicano ulteriormente quando viene arrestato per una rapina, ma come si dice non tutti i mali vengono per nuocere, sarà un furbo avvocato a liberarlo dalla prigione mandato dai suoi nuovi amici, e la polizia distribuirà la sua foto in cerca della sua identità, alla fine la moglie lo riconosce, ma il ritorno alla sua vecchia vita si preannuncia un viaggio con biglietto di ritorno verso una nuova vita.
Kaurismaki filma un film sincero e malinconico, dove non c'è spazio per facili sentimenti oppure fazzoletti e lacrime inutili, anzi tutt'altro, presenta un umanità ricca di cuore e di altruismo che coinvolge lo spettatore ipnotizzandolo dall'inizio alla fine del film facendolo stare piacevolmente sulla poltrona, il film che si presenta come una sinfonia di calore umano priva di quel facile buonismo, ma che affronta la realtà della vita, forse proprio per questo conquista lo spettatore.