venerdì 26 giugno 2009

Un Borghese Piccolo Piccolo


Un film che racconta che per costruire ci vuole una vita intera, ma per distruggere basta un attimo, Alberto Sordi, grandissimo nel ruolo di Giovanni Vivaldi, un impiegato al ministero, che ha il figlio da sistemare, tra poco dovrà fare un concorso per entrare anche lui al ministero, suo padre si prodica in tutti i modi possibili per aiutarlo, ma l'imprevedibilità del destino cambia le carte in tavola, Mario muore ucciso dalle pallottole di un fucile di un delinquente il giorno stesso del concorso, mentre passeggiava con suo padre, che data l'inaspettata mossa del destino non si accorge di nulla, perchè è stato un imprevisto che ha mandato in parole povere a p*****e tutto l'aiuto per suo figlio, la cosa che fa veramente indignare è che lui per aiutarlo ha fatto qualsiasi cosa, pure entrare in massoneria, basta un urlo di una donna che ha visto l'accaduto per accorgersi del corpo ormai senza vita del figlio, da quell'evento tutto cambia in famiglia, la moglie smette di parlare e rimane in uno stato semicatatonico, e a badarci ci deve pensare lui, Giovanni, che improvvisamente si vede cascare il mondo sopra la testa, alcuni dicono che è un film cattivo, io sono dell'idea che rispecchia la vita e la realtà meglio di qualsiasi polpettone che esca o che è uscito in questi anni, Monicelli lascia la commedia per dirigere un opera amara, alzi la mano chi non si rispecchia in Giovanni e nella sua tragedia, menzione speciale anche a Shelley Winters nel ruolo della moglie di Giovanni, che dopo la morte del figlio si vede crollare il mondo addosso...nella vita basta un dispiacere per smettere di vivere...è questo che ci vuole dire Mario Monicelli?


L'albero delle Pere

L'albero delle Pere è la storia di un adolescente, Siddarta un ragazzo come tanti, chatta in internet, va a scuola, nel tempo libero suona la chitarra con un gruppo di amici, sognando il futuro in una band, tutto crolla quando sorprende la sorellina domitilla con in mano una siringa da insulina trovata nella trousse della mamma (una coinvolgente Valeria Golino), la bimba porta l'ago al nasino per sniffarla ma accidentalmente si punge...è l'inizio di un incubo più grande di lui, cerca in internet una possibile soluzione al suo problema, la trova, ma far fare le analisi alla sorellina costa l'approvazione dei genitori, genitori che ahimè sono talmente assenti, tutti presi a rinfacciarsi i problemi personali per capire che Siddarta è solo un ragazzino, non dovrebbe portare sulle spalle un peso così grande, lui è l'unico che capisce che deve aiutare la sorellina, infatti non chiede aiuto ai padri, uno (interpretato da Sergio Rubini) che porta dentro di se un rancore per essere stato lasciato da Silvia (Valeria Golino la madre di Siddarta ndr), un altro rimpiange di non aver fatto una carriera perchè diventato padre di Domitilla (sorellina di Siddarta), così eccocci di fronte un altro film realistico e coinvolgente che parla d'infanzia, un bel film italiano questa volta, diretto da Francesca Archibugi, che racconta come è difficile vivere in un mondo dove non si hanno punti di riferimento e aiuti, una delle scene più drammatiche è il pianto di Siddarta davanti alla psicologa del consultorio (bravissimo Niccolò Senni) in cui lo spettatore capisce fino in fondo che il ragazzo porta un peso troppo grande per lui, Siddarta Cresce, come dice il manifesto del film, cresce nonostante i genitori, immaturi e incapaci di avere atti di altruismo verso il prossimo, all'infuori di se stessi c'è il nulla, il nulla e un bambino che deve occuparsi di un'altra bambina, Assolutamente da vedere.

sabato 13 giugno 2009

Au Hasard Balthazar

Un film che mi ha trasmesso angoscia, tristezza, Bresson è ai limiti del pessimismo, dirige un film e sceglie come protagonista un asino, simbolo d'innocenza che viene battezzato da due bambini che da piccoli fanno un piccolo patto d'amore, già dall'inizio le immagini in bianco e nero sembrano quadri nitidi in cui lo spettatore può guardare estasiato soprattutto la scena dell'altalena, se c'è un autore che ha saputo dipingere l'animo umano e a mostrare la verità nuda e cruda quello è Robert Bresson, non ci sono sorrisi, non ci sono emozioni, zero, solo la testimonianza visiva di un povero animale che in silenzio assiste ai mali del mondo senza poter aprire bocca, senza poter dire la sua ma soprattutto senza poter piangere o urlare.
Un vero pugno nello stomaco che per gli spettatori abituati a film di lacrima facile, lo sconsiglierei per vari motivi, prima di tutto è un film d'autore (e Bresson lo era) come in Mouchette lui racconta il male di vivere ma ha il pregio di fotografare i nostri protagonisti quasi come fossero fotografie da appendere e da ammirare avidamente, il film è in bianco e nero e l'ho trovato solo con i sottotitoli in italiano, la colonna sonora è poetica e triste allo stesso tempo ma di grande effetto.
Da collezionare.

mercoledì 10 giugno 2009

Miracolo a Milano

Ci sono solo due parole per descrivere questo film, semplicità e ottimismo, dopo Ladri di Biciclette e Umberto D che sono film drammatici poco fa ho finito di vedere Miracolo a Milano. La cosa che colpisce di questo film è che i barboni che non hanno nulla dalla vita, riescono ad essere felici solo con piccole cose, che persone altolocate e con i soldi si stupirebbero di trovare, eppure loro con la loro umiltà riescono a far festa, a sorridere e a vivere in un mondo incapace di tollerarli, una fiaba, che dovrebbero vedere sia grandi che piccini per gustare il sapore di cose antiche e sconosciute ma ancora attuali, cos'è la felicità? Un sorriso, una canzone che i nostri protagonisti cantano allegramente tenendosi per mano, oppure la consapevolezza che buongiorno significhi davvero buongiorno?
In teoria è un film che mi ha trasmesso gioia, no una gioia qualsiasi, non divertimento, perchè fa anche pensare, ma una gioia mai provata, un attimo fuggente che mi ha colpita come mai prima d'ora.
La storia è molto semplice il protagonista è Totò, che viene trovato sotto una pianta di cavolo da una donna che lo accudisce fino alla sua morte, dopo va in orfanotrofio, una volta diventato grande e in cerca di lavoro che ovviamente non troverà, si imbatte in un barbone con cui divide la tenda una notte, ebbene, qui troverà una sua famiglia, e ben presto il fantasma della madre farà di lui l'uomo dei miracoli, basta che i barboni esprimono un desiderio che questo si avvera, segnalo due scene memorabili, quella di quando soffiano al fumo, e quella in cui prendono le scope e volano verso un mondo dove come dice la didascalia finale, buongiorno significa davvero buongiorno.
De Sica riesce a stupire e anche a fare riflettere, sebbene il film non sia stato accettato alla sua uscita in italia, ma all'estero è stato ricoperto di riconoscimenti.
Tratto dal romanzo di Cesare Zavattini Totò il buono, che per questo film ha scritto la sceneggiatura insieme a De Sica, un film sicuramente da collezionare.
Piccola curiosità, Steven Spielberg si è ispirato alla scena delle scope volanti per il volo di Elliot e i suoi amici per salvare ET, parole sue ovviamente.



lunedì 8 giugno 2009

Una Moglie


John Cassavetes, firma il ritratto di una famiglia in crisi, anzi di una moglie in crisi, una donna psicologicamente fragile, magistralmente interpretata da una Gena Rowlands in forma smagliante.
Mable, non riesce ad essere una moglie servizievole, il clima familiare la sottopone a una vita di continui silenzi e sottomissioni, la mancanza di comunicazione con il marito fa andare in tilt il suo già precario equilibrio psichico, che la porta ad uscire la sera e a portarsi sconosciuti, in casa, ad urlare senza motivo e ad aggredire la gente, il marito dopo un po' capisce che qualcosa non va e allora tenta in tutti i modi di aiutare la sua donna, fino a rinchiuderla in un ospedale psichiatrico in cui forse la situazione si risolverà...
Cassavetes disegna il ritratto di una donna e della sua solitudine nella famiglia, avvolte il riuscire a dire le parole giuste e capirsi fa meglio di qualsiasi terapia psicologica o psichiatrica, ed è proprio in questo che si concentra Cassavetes, anche se l'ultima scena che non vi dico altrimenti vi rovino la sorpresa fa intendere che lei ha finalmente accettato dopo un confronto drammatico con il marito (interpretato tra altri da Peter Falk) riescono a riformare e a ristabilire l'equilibrio alla loro famiglia e alla loro situazione, ovviamente questo avviene dopo aver capito l'importanza di sua moglie alla presenza in famiglia.
Un capolavoro, un gioiellino da collezionare da vedere e rivedere, anche per comprendersi con la persona amata e a imparare a dialogare, il che in una famiglia non fa mai male.

Salò e le 120 giornate di Sodoma


Un film eccessivo, sperimentale, disturbante ma soprattutto impressionante, assistere alla visione di Salò e le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo pasolini è stata sia una sorpresa (avevo paura di non riuscire a vederlo tutto) che una esperienza, infatti ho deciso di vederlo solamente ma non di collezionarlo.
Un opera senza mezze misure, o la si ama o la si odia, e comunque è difficile dire dopo la visione se la si ama sul serio, assistere ad atti di coprofagia, sodomia, sadismo è un esperienza davvero disturbante, la cosa che ha reso grande il film è il fatto che nulla è volgare o gratuito, anzi diventa una metafora sulla demolizione del potere e dell'essere umano trasformato in bestia senza alcuna dignità.
Forse Pasolini aveva anticipato cio' che accade oggi nella nostra società, il potere rende gli esseri umani schiavi del potere, le sconvolgenti scene di coprofagia sono davvero impressionanti, come gli atti sessuali che nel film vengono consumati anche a gruppi di due tre persone con la sodomia...
Tratto dal romanzo del marchese De Sade, che qui Pasolini ne ha fatto il primo capitolo sulla trilogia della morte poi incompiuta a causa del suo decesso, nel film ci sono 4 gironi anti inferno, girone delle manie, girone della m...a e girone del sangue in un esplicito omaggio all'inferno dantesco in cui le violenze e alla fine le sevizie aumentano progressivamente fino alla carneficina finale (che ahimè non sono riuscita a vedere tutta a perchè mi sono impressionata).
La trama del film è più semplice di quanto si possa immaginare, 4 signori il duca, il monsignore, il presidente e un altro presidente, si riuniscono in un castello sorvegliato da guardie fasciste e da SS in un castello abbandonato insieme a 4 megere, ex meretrici con un gruppo di partigiani e figli di partigiani per 120 giorni per regolamento i 4 signori possono disporre a piacere delle loro vittime, il numero magico 4 appare moltissime volte anche se la violenza non è fne a se stessa, e il film anche se sconvolgente e disturbante, va visto, perchè è un opera che quando la vedi non la dimentichi più, perchè le scene sono talmente forti, che è impossibile dimenticarle, ma comunque va lodato perchè Pasolini è stato veramente molto coraggioso a dirigere questo film, che è davvero un grande film, sinceramente non so se è un capolavoro, ma un grande film lo è sicuramente, comunque lo sconsiglio agli impressionabili e ai deboli di stomaco.

venerdì 5 giugno 2009

Delicatessen

Goliardico, comico, assurdo, tragico, un film che riesce ad ipnotizzare lo spettatore divertendolo, nonostante la strana abitudine degli abitanti del palazzo, che attirano giovani per ucciderli e mangiare un po' di carne...si ride, ma soprattutto mostra quanto sia fuori di testa la razza umana, si il film ritrae figure di esseri umani tragicamente comici, lunatici, che non sospettano neanche che sotto la loro casa vi sia un macellaio assassino che lavora solo la notte.
C'è la donna che tenta in tutti i modi di suicidarsi, c'è la bellona i cui ragazzi le rubano le mutande, c'è la vecchina che lavora perennemente a maglia, ma c'è anche una coppia - l'unica normale - che si innamora...
Attenzione alla scena cool del film, arriva verso il primo quarto d'ora, tutto il palazzo partecipa come una orchestra al ritmo di un amplesso con gli strumenti che usa in quell'istante, chi suona, chi batte i panni, chi ripara le lampadine etc...comicissima impossibile non ridere a crepapelle, ma andiamo al film opera prima di Jeunet che firma la regia con Marc Caro, mescolano il cinema dei Coen con lo stile di Gilliam, in un opera dal sapore farsesco e grottesco.
L'ambientazione è la francia di un ipotetico futuro, dove il nostro eroe prende un appartamento assolutamente ignaro della vera natura degli abitanti di quel palazzo, verrà aiutato a salvarsi la pelle da un gruppo di uomini rana vegetariani e troverà l'amore nella figlia del macellaio, per un opera prima direi che siamo davanti a un film davvero interessante e sorprendente
consigliatissimo.