mercoledì 29 aprile 2009

Mounsieur Verdoux

E' un film amaro, duro, come è dura la vita, la storia di Monsieur Verdoux, diretta da un grande quanto inquietante Charlie Chaplin, che per l'occasione abbandona la comicità per dirigere e interpretare Verdoux, uomo che sposa e uccide ricche signore sole per ereditarne le sostanze...
Cio' che più colpisce di questo film non è la natura crudele del personaggio, ma la vita in se stessa che dopo la grande depressione porta un impiegato di banca che peraltro ha moglie paralizzata su una sedia a rotelle e un bambino da allevare ad essere licenziato dal posto di lavoro, così prevale l'istinto di sopravvivenza, si reinventa e per mantenere la sua famiglia sposa queste ricche signore...
Chaplin rende Verdoux un personaggio che nonostante i suoi crimini è impossibile da odiare, così mente per la vergognia di aver perso il suo posto di lavoro, quando ci voleva così poco alla pensione, mente con tutti quanti, persino con se stesso, straziante la scena della prova di un omicidio con la donna che ha un gattino in mano che gli racconta la sua storia...non racconto tutto per non rovinarvi la sorpresa...ma vi assicuro che per lui è stato come guardare se stesso allo specchio...infatti la foto di sotto dice molte ma molte cose...
Il film sceneggiato tra l'altro da Orson Welles, prevale di quella drammaticità che solo i grandi geni sanno girare e interpretare, e Chaplin era un genio sicuramente, sicuramente Chaplin ci vuole dire che lo scherzo della vita e della natura umana come nel finale bellissimo di quando ormai in carcere fa il suo discorso finale davanti al giudice e di cui per la prima volta di parla di pena di morte al cinema (il film è uscito nel '47) come dire Verdoux condanato deve morire per avere ucciso...è questa la giustizia?
Ebbene si, perchè la vita è così, dura, crudele - con questo non voglio mica giustificare le gesta di Verdoux nè sono a favore della pena di morte - ed è proprio questo che ci dice Chaplin, che con questo film che tra l'altro ha anche diretto è stato magistrale nell'interpretazione di Verdoux, anche se non rinuncia alla sua verve comica che peraltro in quelle scene ci sta benissimo, ma fanno parte del personaggio quindi più che un difetto è quel piccolo lampo di genio che fa di un film un capolavoro, tanto quale è Monsieur Verdoux



sabato 25 aprile 2009

L'esercito delle dodici scimmie

Terry Gilliam dirige un film grandioso, complesso, che ti incolla allo schermo.
Nell'incipt iniziale vi è la genialità di quest'opera che ritengo sia puro cinema da manuale, dalla fotografia chiarissima si passa all'oscurità del sottosuolo, dove troviamo James Cole interpretato da Bruce Willis, che deve tornare nel passato per cercare di non permettere all'esercito delle dodici scimmie di diffondere un virus che ucciderà il genere umano, infatti nel suo mondo gli esseri umani vivono nel sottosuolo, ogni tanto però alcuni di loro salgono su per raccogliere le prove da dare agli scenziati per creare un antidoto e riconquistare la superfice, così Cole va indietro nel tempo, ma grazie a un errore invece di andare nel 1996 va nel 1990, qui incontra Geffrey Goines (Brad Pitt) e gli racconta la sua storia, ma Goines non è l'unica persona che incontra...all'ospedale psichiatrico conosce la dottoressa Kathryn Railly che all'inizio non gli crede ma poi piano piano si convince della sua storia, così dopo l'ennesimo errore (nella seconda volta l'anno mandato durante la prima guerra mondiale) finalmente arrivano al 1996 dove tenteranno di scampare il progetto di un gruppo ecologista chiamato l'esercito delle dodici scimmie di sterminare l'intera umanità...
Ispirandosi al corto francese del 1962 la Jetèè, Gilliam firma un opera dal ritmo incalzante e surreale, dalla struttra piuttosto complessa che affascina per il suo virtuosismo, bellissima la colonna sonora e la fotografia soprattutto la sceneggiatura firmata da David Webb Peoples e Janet Peoples.
Senza dubbio io lo considero uno dei migliori film di fantascienza degli anni novanta.
Da collezzionare.

venerdì 24 aprile 2009

Boogie Nights - L'altra Hollywood

Boogie Nights, celebra l'ascesa, e la caduta del cinema porno attraverso la storia della scuderia del regista Jack Horner, - interpretato magistralmente da Burt Reynolds - la cui fortuna sarà la scoperta del timido lavapiatti Eddie Adams, un diciassettene le cui dimensioni del suo membro sono di ben 33 cm.
Eddie diventa la star delle produzioni a XXX multipla di Jack, con il nome d'arte Dirk Diggler ha molte influenze tra cui Demme Altman e Scorsese (autori prediletti da Anderson) non chè citazioni cinefile.
Vero e proprio atto d'amore di un genere per molti maledetto, che complice la rivoluzione sessuale, vivrà di una stagione d'oro per poi svegliarsi con l'arrivo dei video...
Bellissimi la fotografia il montaggio e la colonna sonora, la prima è patinatissima, già dall'incipt entriamo nel mondo di Jack, nella sua vita spensierata di regista di successo, assistiamo alle feste (c'è sempre festa a casa di Jack) al successo, alle automobili, alle belle ragazze, come una hollywood babilonia minore ma non di meno appariscente, il film ha un senso familiare molto stretto che vede in Jack il patriarca di una famiglia sui generis in cui tutto è ok...fino all'arrivo degli anni ottanta, con l'avvento delle videocassette in cui i nostri eroi si sveglieranno e scopriranno che quel mondo patinato e colorato in cui vivevano non esiste più, tutto è finito, non c'è più cura nel girare, non c'è professionismo...
Inizia una discesa agli inferi che disgregerà in un certo senso questo gruppo familiare, tra droga e alcool che scorre a fiumi, da non sottovalutare la mitica scena in cui mentre si gira un filmino in video, Anderson mostra l'inferno dei protagonisti ormai messi da parte perchè strafatti di coca...alla fine dopo aver toccato il fondo Eddie torna in famiglia, riconciliandosi con Jack...ma torna tutto come prima?
Opera seconda della durata di quasi tre ore che si guarda tutta d'un fiato e che conquista a prima vista, Anderson ha talento da vendere e lo dimostra dirigendo un film che ha il sapore di un ricordo d'infansia (si è ispirato alla vita di John Holmes mitica star del porno anni settanta). Da collezionare.

Le nozze di Muriel

Le nozze di Muriel è una commedia che tiene piacevolmente incollati allo schermo, protagonista è Muriel, una ragazza sovrappeso perennemente osteggiate da un gruppo di barbie senza cervello con l'idea fissa di vantarsi dei loro matrimoni e di lamentarsi se vengono tradite dai loro consorti, un giorno Muriel incontra Rhonda una ex compagna di scuola e nasce un'amicizia destinata a segnare il destino di entrambe...molti trovano l'amore nel matrimonio, altri lo trovano nella vera amicizia, ed è proprio questo legame d'amicizia il centro della storia...Paul J Hogan firma la sua opera prima concentrandosi su chi si è e invece su cosa si vuole essere in realtà...ma nella vita non puoi cambiare ciò che sei, ed è proprio questo che Muriel imparerà...si sposerà un uomo che non ama e che non la ama,per poi accorgersi che nella vita la cosa + importante è accettarsi per come si è, e fregarsene del giudizio degli altri.
Una commedia che ha il pregio della freschezza e che ha nella sua protagonista - una giovanissima Tony Collette - il suo punto forte, grandissima la scena in cui ballano insieme Waterloo degli Abba presentissimi nell'intera colonna sonora del film...un film colorato allegro e commovente...che colpisce sicuramente al cuore.


domenica 12 aprile 2009

Da Morire

Una storia di lucida follia...una parodia o c'è dell'altro?
Gus Van Sant con Da Morire (in originale To Die For) traduce per lo schermo il romanzo scritto da Joyce Maynard (che tra l'altro compare in un cameo nel ruolo dell'avvocato di Suzanne) e scritto dalla penna acuta di Buck Henry, racconta la storia di Suzanne Stone, una bionda avvenente e un po' svampita ragazza di provincia che è spietatamente determinata a diventare un famoso volto televisivo.
Una volta in una recensione ho letto che la tv genera mostri, e Suzanne sembra uno di quei mostri che dietro l'apparenza di delicata statuina (così la definisce Larry ormai invaghito di lei) ma dentro di se possiede la determinazione a seguire il suo sogno, non importa se a lasciarci le penne sia il dolce maritino, (che nel frattempo le aveva proposto di lavorare per lui nel ristorante di famiglia) l'importante è seguire il proprio motto non sei nessuno in america se non appari in tv, è in tv che sappiamo chi realmente siamo, e se appari in tv diventi una persona migliore, un gioco di apparenze, un doppio gioco che in realtà maschera diverse sfaccettature, il motto scritto poco fa è agghiacciante...perchè chi lo dice che se appari in tv diventi una persona migliore? E' questa la genialità di Gus Van Sant che con questa magistrale commedia nera firma uno dei capolavori degli anni novanta, la ciliegina sulla torta la da una magistrale Nicole Kidman (qui forse in una delle sue migliori performance) che è così naturale e così vera che di Nicole non c'è nulla, noi vediamo Suzanne, i suoi vezzi, i suoi capricci, notiamo il suo modo di vestire e di pettinarsi, (all'inizio ha i capelli lunghi poi passa a un "professionale" taglio da donna in carriera) e la sua determinazione a seguire il suo sogno...come dice la locandina - avrebbe fatto di tutto per diventare qualcuno - e qualcuno lo diventa, ci sono diverse scene che mi hanno colpita, una dopo la cena in cui le due famiglie sono riunite e la sorella di Larry dice che farà un musical al teatro, Suzanne ovviamente dopo il "falso allarme" di cui la suocera crede in una gravidanza annuncia il suo lavoro in televisione, da notare come inarca il sopracciglio...un altra, la sera in cui muore larry, lei non versa una lacrima e al suono dell'inno nazionale attraversa l'ingresso di casa per essere intervistata con in braccio il cane Walter - veramente agghiacciante.
Gus Van Sant poi in questo film è davvero magistrale, firma una commedia nera che vira nel Thriller, ma che analizza la psicologia di chi per diventare qualcuno ha bisogno di essere qualcosa di importante, di apparire e di tralasciare la realtà che li circonda, anzi la si rifiuta totalmente, occhio a Joaquin Phoenix nel ruolo del pollo che perde totalmente se stesso preso dalle false promesse di chi lo sta solo usando per i suoi scopi personali, alcuni di voi lo dipingeranno come un babbeo, io non sono d'accordo, si sa che l'elemento più debole in certe situazioni è proprio l'uomo, ma la cosa che fa riflettere è che per "risolvere" una certa situazione lei abbia usato ragazzi a cui nessuno avrebbe creduto se avessero parlato di questa storia...come imparai guardando altri film l'apparenza inganna, Suzanne con il suo viso angelico, con i suoi vestitini color confetto, con il suo magico sorriso è più spietata di quanto appare, rifiuta totalmente una realtà che crede non le appartenga, vive riflessa nella sua immagine e non esiste nulla attorno a lei...forse perchè lei è e rimane solo un immagine dipinta nel piccolo schermo della tv.



sabato 11 aprile 2009

Gli amici di Peter

Gli amici di Peter è un amara commedia che attraversa gli anni spensierati della gioventù (vedi l'esilarante scena del ballo con la canzone della metro il cui ricordo sarà una foto che verrà sistemata in una scatola) fino all'età adulta in cui i nostri protagonisti si ritrovano tutti insieme per festeggiare il capodanno...
Maggie vuole sedurre Peter perchè è convinta dopo aver letto un libro che solo chi si conosce da tempo può avere una storia veramente importante e a lungo termine, Roger e Mary (a proposito, tenete d'occhio Hugh Laurie il famoso dottor house della serie tv nel ruolo di Roger) sono in crisi per la morte di uno dei loro gemelli che grazie a questa reunion riusciranno a trovarsi, Sara è una bellissima ragazza con cui in passato Peter e Andrew hanno avuto una storia ma sono rimasti amici, alla reunion viene con un certo Brian un tipo che più idiota non si può, Andrew che lavora a Los Angeles con sua moglie Carol in una sitcom chiamata chi c'è in cucina? (una perfetta parodia della tata?) Lei sembra la diva che per restare nei canoni di bellezza hollywoodiana farebbe qualsiasi cosa (tranne passare la notte a ingozzarsi del cibo dopo che a cena ha mangiato acqua), alla fine Brian tornerà da sua moglie piangendo come un bambino, lasciando Sara da sola e Carol lascerà Andrew per girare un film...
Branagh fa un suo personale il grande freddo, mescolando commedia risate e il consueto Humor inglese che di certo non guasta mai, una commedia leggera per passare tempo ma che è sempre un piacere rivedere, ve lo consiglio